Pubblicato da Dr Kappa su Giovedì 3 Aprile 2008
Il TRAUMA OCCLUSALE è, come dice la parola stessa, un trauma causato da un contatto prematuro che provoca continue sollecitazioni cicliche ad uno o più elementi dentari nel momento in cui denti di arcate antagoniste (contrapposte, il “sopra con il sotto”) vengono in contatto.
A cosa è dovuto?
Può essere causato da svariati motivi come, ad esempio, estrusione dentale per perdita di tessuto di supporto (problemi parodontali), migrazioni dentali, ricostruzioni protesiche e non.
Cosa può provocare?
Oltre a dolore e sensibilità di entità molto variabile da individuo a individuo, può esser causa di mobilità dentale, perdita di tessuto di supporto, problemi articolari.
Se il dente ha un sistema di ancoraggio deficitario un trauma occlusale porterà facilmente a mobilità dell’elemento in questione e perdita di tessuto.
Se invece il dente ha determinati requisiti che lo rendono un dente molto stabile, l’instabilità occlusale potrebbe ripercuotersi sugli equilibri articolari dell’ATM.
Come si cura?
Si cura o attraverso un molaggio selettivo (ristretto al/ai punto/i interessati) oppure correggendo la causa che lo ha provocato (ad esempio apparecchio ortodontico nel caso di spostamenti dentali).
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Pubblicato da Dr Kappa su Mercoledì 5 Marzo 2008

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Giusto un anno fa, nei primi di Marzo 2007 nacque, un po’ per gioco, un blog che venne chiamato Dente InForma, con lo scopo di fornire un servizio poco rappresentato nella Rete.
Dopo un iniziale lavoro di un paio di mesi per dargli visibilità nei motori di ricerca, sono cominciate le prime domande e le prime soddisfazioni.
Nonostante tanta fatica e serate a parlare di come migliorare il nostro blog, possiamo dire ora di essere molto contenti e soddisfatti del nostro operato, soprattutto quando con timidezza sono arrivate le prime domande.
Non ci saremmo mai aspettati comunque di arrivare a più di 70 mila visite in un anno.
Con punte di più di 500 visite giornaliere, con circa 2800 visite alla settimana e più di 11 mila visite mensili possiamo ritenerci pienamente soddisfatti del nostro blog.
Dobbiamo ringraziare DenteInforma per le piccole soddisfazioni che ci ha regalato e celebriamo con piacere dunque il compleanno di questo blog, augurandoci che chiunque vi abbia fatto una visita, abbia trovato qualcosa di interessante su cui riflettere.
Grazie a chiunque ci abbia regalato una visita e ci ha aiutato a renderci orgogliosi della nostra creazione!
AUGURI DenteInForma!
Dott. Kappa - Dott. Pi
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Pubblicato da Dr Kappa su Sabato 23 Febbraio 2008
Il granuloma periapicale è un’infezione cronica che trova sede nell’apice radicolare. E’ dovuto ad un’incongrua devitalizzazione oppure a un dente necrotico (morto) non trattato endodonticamente.
A volte si possono reperire granulomi anche all’apice di denti la cui terapia canalare sembra perfetta. Ciò è spesso dovuto alla presenza di canalicoli accessori difficilmente individuabili.
Se non trattati possono essere causa di ascessi o infezioni.
Come è possibile vedere se c’è un granuloma?
La diagnosi di granuloma periapicale è facile e basata essenzialmente su esami radiografici.
Più precisamente si nota un’area radiotrasparente (cioè che in radiografia risulta più scura) a margini netti e regolari che circonda l’apice radicolare di un elemento dentario.
Può inoltre essere accompagnato da sintomatologia dolorosa alla percussione o alla masticazione, senso di allungamento e precontatto dentale.
Come si cura?
- Se il dente è necrotico si esegue la terapia canalare (devitalizzazione) dell’elemento dentario interessato.
- Se il granuloma è reperito all’apice di un dente già devitalizzato bisogna ricorrere al ritrattamento del dente (rieseguire la devitalizzazione).
- Nei casi refrattari alla risoluzione oppure i denti nei quali non è possibile eseguire un accesso “ortogrado” (cioè dall’alto, come quando è presente un perno difficile da rimuovere nella radice), si può optare per un’apicectomia (piccola operazione chirurgica volta all’eliminazione del granuloma e dell’ultima porzione di radice).
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Pubblicato da Dr Pi su Sabato 2 Febbraio 2008
L’ ALVEOLITE SECCA, definita anche osteite alveolare, è un’infezione postestrattiva dell’osso alveolare (l’osso che circonda la radice del dente) che può verificarsi a seguito di un’estrazione dentaria.
La maggior parte dei casi di alveolite secca si osserva dopo l’estrazione dei terzi molari inclusi (1-3% dei casi).
Tale patologia ha un’incidenza superiore nella donna e sembra dovuta ad una fibrinolisi (”rottura”) precoce del coagulo, probabilmente conseguente alla sua contaminazione batterica.
L’alveolite secca si manifesta in genere dopo 3-4 giorni l’estrazione dentaria con: dolore intenso e persistente soprattutto nel periodo notturno, alito cattivo e talvolta tumefazione facciale e linfoadenopatia.
L’ alveolo che ha subito il processo estrattivo appare vuoto e grigiastro generalmente con le pareti ossee esposte ed eventualmente occupato da residui alimentari.
Le cause principali che sono alla base dello sviluppo di tale patologia sono:
- estrazioni traumatiche e difficoltose;
- età superiore ai 4o anni;
- l’uso di contraccettivi orali;
- il ciclo mestruale;
- il fumo di sigaretta;
- scarso livello di igiene orale.
Per prevenire il rischio di questa fastidiosa complicanza e ridurre la carica batterica nella zona dell’estrazione è buona norma l’utilizzo di colluttori (2 sciacqui al dì) o l’applicazione topica di gel contenenti clorexidina in associazione ad una corretta igiene orale domiciliare.
L’eliminzazione o riduzione del fumo di sigaretta nel periodo postoperatorio immediato e l’estrazione tra il 23° e il 28° giorno del ciclo nelle donne che assumono contraccetivi orali, sono ulteriori manovre preventive nei coinfronti di tale patologia.
Il decorso dell’alveolite secca varia dalle 2 alle 6 settimane e il suo trattamento consiste nel curettage e nel lavaggio della cavità alveolare residua e nella somministrazione di antibiotici e antidolorifici.
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Pubblicato da Dr Kappa su Martedì 11 Dicembre 2007
Cos’è un collutorio?
A questa domanda si può trovare risposta leggendo il post scritto qualche tempo fa dal mio futuro collega e amico Vincenzo (http://denteinforma.wordpress.com/2007/03/19/collutori/).
Possiamo affermare si tratta di una miscela di sostanze che, usate come sciacqui per tempi diversi a seconda del prodotto, aiutano a rimuovere la placca, a rimineralizzare i denti, a contrastare la carie, ecc.
Chi dovrebbe farne uso?
I collutori non sono esenti da effetti collaterali. Alcuni colorano superficialmente i denti, altri possono provocare (anche se in una percentuale infinitesimale) reazioni allergiche e disgeusia, altri ancora subiscono una riduzione della loro forza di azione per trattamenti prolungati, rendendoli poi inutili quando veramente servono.
E’ provato che una persona esente da particolari deficit psicomotori ed istruito correttamente alle manovre di igiene orale con spazzolino e filo interdentale, possa ottenere in questo modo una riduzione di placca sovrapponibile a quella ottenuta con l’utilizzo di spazzolino + collutorio.
Pertanto ritengo che i collutori debbano essere utilizzati da chi, per vari motivi, non riesca ad avere un accurato controllo dell’igiene orale e da tutti quelli che ne possano trarre vantaggio, ma per tempi limitati.
Quali collutori usare?
Personalmente nella mia pratica professionale sono solito prescrivere 3 tipi di collutorio, la cui funzione si adatta alla maggior parte dei casi che si presentano. Questi sono collutori contenenti CLOREXIDINA, collutori a base di OLI ESSENZIALI, collutori a base di FLUORO
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QUANDO USARE COLLUTORI A BASE DI CLOREXIDINA
La clorexidina è una bisguanide che svolge azione antisettica. Da preferire le soluzioni non contenenti alcol come veicolante. Esistono in 3 concentrazioni: 0,2 - 0,12 - 0,05.
Recentemente è stato messo sul mercato anche un collutorio a base di clorexidina 0,3%.
A lungo andare provoca pigmentazioni brunastre comunque facilmente rimovibili con manovre di igiene professionale in studio.
Ha la migliore azione antisettica e penetra nelle mucose garantendo anche un rilascio continuato nel tempo. L’utilizzo continuo provoca selezione di batteri resistenti e il collutorio perde in efficacia.
Sono solito prescriverlo ad alte concentrazioni (o,2%) per periodi di tempo relativamente brevi (15 gg) in seguito ad interventi chirurgici o nelle situazioni in cui voglio un controllo di placca ottimale. Consiglio 2 sciacqui al giorno della durata di 1 minuto, evitando di bere, mangiare e fumare almeno per la mezz’ora successiva.
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QUANDO USARE COLLUTORI A BASE DI OLI ESSENZIALI
Gli oli essenziali sono molecole organiche naturali, con funzione antisettica. Il più famoso collutorio prende nome dal primo chirurgo che effettuò un intervento in antisepsi nella seconda metà del 1800, Joseph Lister (penso che possiate comprendere di quali collutori stia parlando, senza fare ulteriore pubblicità).
Hanno buona azione contro la placca batterica e non provocano pigmentazioni come la clorexidina. Consiglio l’utilizzo quotidiano di questi collutori a tutti coloro che per un motivo o per l’altro non riescono ad avere un’igiene orale ottimale.
Solitamente si fanno 2 sciacqui al giorno dopo essersi lavati i denti, della durata di 30″.
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QUANDO USARE COLLUTORI A BASE DI FLUORO
Questi collutori, principalmente a base di fluoruro stannoso e fluoruro amminico, svolgono un’azione di rimineralizzazione degli strati superficiali dello smalto e sono dunque utili per prevenire la carie in soggetti cariorecettivi e per diminuire la sensibilità dentinale.
Consiglio l’utilizzo di questi collutori quotidianamente per periodi di tempo prolungati. Sciacqui 2 volte/dì per 1 minuto.
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ALTRI COLLUTORI
Esistono altre molecole utilizzate come collutorio: Cetilpiridinio cloruro, Zinco e Triclosan, Delmopinolo e Sanguinaria. Oltre a collutori pre-brush, cioè utilizzati prima di lavarsi i denti per diminuire la carica batterica e rendere più agile la rimozione dei biofilm orale.
Comunque ritengo che i 3 tipi di collutorio descritti in precedenza mi permettano di gestire la quasi totalità delle richieste dei pazienti e della mie esigenze cliniche
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Pubblicato da Dr Kappa su Martedì 30 Ottobre 2007



Gran parte della prevenzione primaria odontoiatrica, cioè la rimozione delle cause che provocherebbero la malattia al fine di prevenirla, è attuabile con una corretta igiene orale.Queste manovre infatti permettono la rimozione di batteri coresponsabili di alcune fra le più frequenti patologie odontoiatriche come la carie, la gengivite e la parodontite.Potete dunque comprendere quanto sia importante avere una buona conoscenza di base riguardo le tecniche di igiene orale.Esistono varie tecniche di spazzolamento, ma la più corretta e consigliata è la cosiddetta tecnica di Bass Modificata
Tecnica di esecuzione
Tenete la bocca semiaperta ed immaginate di dividela i 4 parti: sopra e sotto, destra e sinistra. Applicate le setole dello spazzolino tra dente e gengiva con un’angolazione di 45° rispetto all’asse maggiore dei denti. Con un movimento vibratorio si fanno scorrere le setole fino a impegnare leggermente il solgo gengivale, cercando di non traumatizzarlo.Con un movimento semirotatorio fate scorrere la testina dello spazzolino “dal rosa verso il bianco” cioè dalla gengiva verso la sommità del dente.Ripetete questo movimento un paio di volte per ciascun dente, dopodichè spostatevi leggermente più avanti.Io comincio sempre da “in alto a sinistra” e poi mi sposto completando tutta la parte esterna fino “in alto a destra”. Passo poi alla superficie interna dei miei denti e continuando dai denti in alto a destra, concludo il giro ritornando fino in alto a sinistra. Passate poi lo spazzolino sulle superfici occlusali (cioè quelle masticanti, dei vostri denti.Ripetete tutto questo per l’arcata inferiore.
Cosa è necessario?
Sono necessari uno spazzolino di durezza medio-dura con setole sintetiche a punta arrotondata.Poi è indispensabile buona volontà perchè per i primi tempi sarà un po’ difficile abituarsiPrendetevi poi il tempo dovuto: per eseguire la tecnica a chi ha già buona dimistichezza con la stessa servono NON MENO di 2 minuti, quindi armatevi di pazienza.
Perchè utilizzarla
Perchè è l’unica tecnica che si è dimostrata veramente efficace nella pulizia approfondita del cavo orale e inoltre permette la riduzione della flora batterica a livello del solco gengivale, cioè quel piccolo solco che si crea tra dente e gengiva.
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Pubblicato da Dr Pi su Sabato 22 Settembre 2007


Per FRENULECTOMIA si intende la rimozione chirurgica di un frenulo attraverso incisione dello stesso; per FRENULOTOMIA si intende il riposizionamene più apicale (verso l’alto) del frenulo, un intervento che, quando indicato, risulta essere più delicato e porta a risultati estetici più accettabili
Per capire nel dettaglio l’intervento e la sua utilità terapeutica è necessario spiegare preventivamente in dettaglio due importanti strutture che vengono coinvolte in questa procedura odontoiatrica:
IL FRENULO: Può essere definito come una sottile banda di tessuto molle che collega le labbra, le guance o la lingua alla mucosa alveolare, esso è costituito da tessuto connettivo fibroso e raramente fibre muscolari.
Esistono tipi differenti di frenuli ma nel nostro caso ci si riferisce al FRENULO LABIALE SUPERIORE che si estende dalla superficie interna del labbro superiore alla zona tra i due incisivi, in corrispondenza della linea mediana del corpo.
IL DIASTEMA: è definito come: “spazio fra due denti”, nel nostro caso lo spazio che esiste tra i due incisivi centrali superiori.
La presenza di un frenulo labiale superiore anormale può essere la causa della presenza del diastema o può sostenere l’apertura di diastemi trattati precedentemente
E’ necessario tuttavia sottolineare che prima di eseguire questo tipo di intervento il paziente va sottoposto ad un attenta valutazione obbiettiva e radiografica da parte dell’odontoiatra che deve includere tutte quelle caratteristiche che fanno in modo che il frenulo venga classificato come “anormale”.
Inoltre numerose pubblicazioni scientifiche affermano che il diastema è una condizione normale durante la dentizione mista (sia denti permanenti che decidui) in quanto costituisce una riserva di spazio per i permanenti e che tende a chiudersi spontaneamente con l’eruzione dei canini.
In ultima analisi c’è da ricordare che la rimozione chirurgica del frenulo rappresenta solo la premessa o un fattore favorente per la chiusura del diastema, che va poi completata con l’ausilio di apparecchi ortodontici.
In conclusione, l’intervento di frenulectomia o frenulotomia, può essere eseguito ogni qual volta la presenza di un frenulo labiale superiore anormale, sia la causa della presenza di un diastema tra gli incisivi superiori o comporti la riapertura di un diastema precedentemente trattato ortodonticamente (con apparecchi ortodontici).Sono indicati all’intervento i diastemi che normalmente non scompaiono con l’eruzione dei canini
L’intervento quindi vale la pena eseguirlo se tutte queste condizioni vengono rispettate.
L’intervento può essere eseguito con la tecnica tradizionale chirurgica che prevede l’anestesia locale della zona di interesse, l’incisione del frenulo e la sua rimozione con applicazione successiva di punti di sutura che verranno rimossi a distanza di 1 settimana. La procedura non è dolorosa e traumatica per il paziente in quanto l’incisione è molto limitata anche se ciò dipende molto dalle capacità operative dell’odontoiatra. I tempi di guarigione completa variano dai 15 ai 20 giorni .
L’intervento può essere eseguito anche con il Laser l’uso di tale strumento in Chirurgia Gengivale si sta dimostrando, in questi ultimi anni, di particolare interesse. Le motivazioni si possono riassumere nella possibilita’ di eseguire interventi in modo praticamente esangue, senza dolore e fastidio per il paziente, molte volte senza necessita’ di anestesia. La guarigione chirurgica, inoltre, appare migliore ed avviene in tempi decisamente inferiori rispetto alla Chirurgia tradizionale.
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Pubblicato da Dr Kappa su Mercoledì 5 Settembre 2007
A volte si ritiene opportuno devitalizzare un dente deciduo (”da latte”).
Ma perchè viene devitalizzato?
Si devitalizza per togliere il dolore o il fastidio al bambino (sempre che il dente non sia già necrotico).
La profondità della carie (valutabile ad esempio con radiografia endorale) è elemento decisionale che ci fa propendere verso la semplice otturazione o la devitalizzazione.
Inoltre, quando si decide di intervenire sul tessuto vitale del dente (la polpa) non sempre si opta per la rimozione totale della stessa (pulpectomia), ma si può anche ricorrere alla sola rimozione della sola polpa coronale (pulpotomia), in modo da togliere i sintomi dolorosi e temporeggiare fino a quando il dente può essere estratto.
Perchè deve essere devitalizzato anche se è un dente deciduo e non si può estrarre come si fa solitamente?
A volte si cerca di posticipare l’estrazione del dente da latte in modo da favorire l’eruzione del dente permanente. Con la masticazione il dente deciduo esercita una pressione sui tessuti sottostanti con conseguente necrosi e ricambio; ciò, abbinato alla spinta prodotta dalla formazione della radice del dente permanente, contribuisce all’eruzione del dente “definitivo“.
Quindi in certi casi si cerca di mantenere il più possibile in arcata il dente “da latte”, appunto per favorire l’eruzione del dente permanente.
Se un dente da latte ha una carie, può dare una sgradevole sensibilità o dolore. Se si vuole mantenere il dente, risulta indispensabile eliminare il fastidio ed è così necessaria l’otturazione o, (se la carie è molto profonda), la devitalizzazione del dente deciduo.
Se si opta per l’estrazione, a volte può essere inserito un mantenitore di spazio per non far “spostare” i denti contigui già erotti e mantenere così lo spazio necessario.
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Pubblicato da Dr Pi su Mercoledì 29 Agosto 2007
La cisti periapicale è una cisti di origine infiammatoria che si può sviluppare da un granuloma periapicale di lunga durata non sottoposto a trattamento.
Lo stimolo irritativo cronico, infatti, può causare la progressiva trasformazione del granuloma in una cavità ripiena di liquido e rivestita da epitelio a livello dell’apice radicolare del dente.
La distinzione tra cisti e granuloma periapicale non è di facile interpretazione clinica da parte dell’odontoiatra. In realtà solo un esame istologico può chiarire l’effettiva differenzazione tra le due lesioni. Generalmente molti professionisti individuano la differenza in base alle dimensioni e alle caratteristiche che si ossevano a livello radiografico, pertanto lesioni che superano i 10-15 mm di diametro con bordi netti sono considerate cisti periapicali e non granulomi.
Il trattamento di una cisti periapicale consta nell’asportazione chirurgica della cisti, abbinata ad apicectomia. In assenza però di reperti istologici che confermano la diagnosi di cisti periapicale, si è soliti cominciare con la terapia canalare o il ritrattamento endodontico (rieseguire la devitalizzazione) del dente interessato. Alcuni autori infatti riportano in letteratura una piccola percentuale di casi risolti con la semplice devitalizzazione.
L’efficacia di tale terapia va osservata nel corso dei 6 mesi successivi; trascorso tale periodo se la cisti non si è riassorbita occorre optare per la terapia chirurgica, che prevede la rimozione della cisti e l’apicectomia.
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Pubblicato da Dr Kappa su Domenica 12 Agosto 2007
Le radiografie endorali sono ausili indispensabili al clinico sia per una corretta diagnosi che per una soddisfacente terapia.
L’utilizzo delle stesse è diventato quasi imprescindibile nella pratica clinica nella maggior parte delle situazioni.
Esistono sostanzialmente 3 tipi di radiografie:
- le radiografie PERIAPICALI: prendono uno o più denti nella loro interezza. Utilizzate ad esempio in endodonzia
- le radiografie BITE-WING: con una sola radiografie si riesce a vedere la corona sia dei denti superiori che inferiori. Spesso utilizzate in prima visita per individuare carie “tra un dente e l’altro”, altrimenti invisibili
- le radiografie OCCLUSALI: che comprendono una visione generale dell’arcata su un piano orizzontale
Le radiazioni a cui i pazienti vengono esposti si riducono di molto se si utilizzano i nuovi apparecchi digitali.
In ogni caso è MOLTO IMPORTANTE che ogni paziente che sospetti stati gestazionali lo comunichi al clinico prima di effettuare ogni radiografia, al fine di non interferire con lo sviluppo del feto.
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Pubblicato da Dr Kappa su Sabato 21 Luglio 2007
Per recessione gengivale si intende una retrazione dei tessuti molli che circondano il dente, spesso più evidente a livello della superficie “esterna” dei denti.
Più del 60% degli individui adulti presenta almeno una recessione gengivale.
La causa delle recessioni è multifattoriale ed estremamente varia; tra i principali fattori di sviluppo della malattia si possono annoverare:
- placca batterica, tartaro e stati infiammatori
- traumi occlusali
- trauma da spazzolamento troppo aggressivo o con metodica scorretta (metodi di spazzolamento)
- protesi incongrue
- abitudini viziate (mordicchiare la penna, onicofagia, ecc)
- piercing
- ortodonzia
- fattori anotomici e spaziali
Le recessioni gengivali a volte possono comportare problemi di natura NON SOLO estetica ma anche funzionale; per questo è indispensabile chiedere un parere al proprio odontoiatra di fiducia.
In caso di recessione il cemento radicolare può risultare esposto alla cavità orale; questo è un tessuto meno duro rispetto alle smalto e, anche solo col normale spazzolamento, si può arrivare ad avere delle abrasioni patologiche di suddetta sostanza.
L’esposizione del cemento radicolare comporta inoltra problemi di ipersensibilità agli stimoli termici.
Il trattamento delle recessioni gengivali varia in base al grado delle stesse ed è sostanzialmente chirurgico; il risultato è praticamente molto predicibile.
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Pubblicato da Dr Kappa su Giovedì 14 Giugno 2007


In protesi fissa i provvisori sono gli indispensabili ausili che traghettano voi pazienti dallo stato di partenza, a quello di arrivo.
Sono realizzati in resine acriliche e possono avere differenti gradazioni di colore; adempiono a numerose funzioni tra cui mantenere i corretti rapporti tra le arcate dentarie, mantenere il tono e la posizione dei tessuti molli, far abituare il paziente ad una situazione che sarà tutta nuova, scegliere insieme al paziente l’estetica finale del definitivo, modificare la posizione dei tessuti molli, ecc.
Vengono cementati sugli elementi dentari con cementi provvisori, in modo da permetterne un’agile rimozione per qualsivoglia cura.
In protesi rimovibile (per intenderci, dentiere, scheletrati, ecc) i provvisori sono utilizzati quando, o per motivi di bilanciamento dell’occlusione o per guarigione dei tessuti molli sottostanti, si preferisce attendere un tempo variabile prima di procedere con l’esecuzione del definitivo.
In conclusione, i provvisori sono un indispensabile ausilio per l’ottima riuscita di ciò che di solito rappresenta il termine ultimo di svariati piani di trattamento complessi: la riabilitazione protesica.
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Pubblicato da Dr Pi su Martedì 29 Maggio 2007

L’apparecchio invisibile Invisalign è stato messo a punto nel 1997 negli USA e costituisce un nuovo e innovativo apparecchio ortodontico che tratta determinate malposizioni dentarie in modo efficace ed estetico per il paziente.
Il sistema Invisalign, lanciato in Europa da qualche anno, si basa sull’utilizzo di una serie di mascherine mobili trasparenti dette “aligner” (allineatori) che vengono sostituite man mano che i denti si spostano.
Il sistema è estremamente confortevole in quanto privo di fili o attacchi metallici fissi sulla superficie dei denti, inoltre trattandosi di un apparecchio mobile non viene affatto compromessa l’igiene orale domiciliare. L’effetto estetico è molto elevato in quanto visto da 50 cm, l’apparecchio è praticamente invisibile e viene rimosso solo per mangiare, spazzolare i denti e passare il filo interdentale.
Le mascherine vengono costruite con l’ausilio di tecnologia computerizzata, che permette di eseguire una simulazione virtule del risultato finale della terapia. Basandosi su questa simulazione, l’ortodonzista calcola il numero di mascherine che saranno necessarie per spostare i denti nella posizione corretta.
In base al livello di diffoltà del trattamento, il paziente riceve dall’ortodonzista da 12 a 30 mascherine per arcata ed ognuna di esse va portata per 2 settimane e poi sostituita con quella successiva. Rimpiazzando costantemente le mascherine, i denti si muoveranno poco alla volta fino a raggiungere la posizione finale programmata, in un tempo che varia dai 6 ai 15 mesi.
Invisalign può essere utilizzato da adulti e adoloscenti con dentizione permanente completa e può risolvere molte malposizioni dentarie tra cui affollamento dentario, spazi fra i denti e morso profondo.
E’ importante sottolineare come non tutti i difetti di posizione dei denti possono essere trattati con questo sistema; è quindi consigliabile rivolgersi a ortondonzisti specializzati e certificati per il sistema Invisalign.
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Pubblicato da Dr Pi su Lunedì 21 Maggio 2007
Le otturazioni in resina “composita” ( in quanto costituite da una base di resina e riempitivi organici) rappresentano oggi una pratica molto frequente in campo odontoiatrico e il loro successo, deriva dal fatto che simulano il colore naturale del dente.
Esse costituiscono un’ottima alternativa estetica all’amalgama dentale per ricostruzioni sui denti anteriori e per piccole otturazione a livello dei denti posteriori.
Dopo la mordenzatura dello smalto e l’applicazione di un adesivo, la resina composita aderisce ai tessuti dentali andando a sosituire le zone compromesse da un processo carioso o da un trauma. Esistono differenti colori della resina composita che permettono di ottenere un risultato estetico ottimale.
Quali sono gli svantaggi di un’otturazione in resina composita?
La resina composita è un ottimo materiale per le ricostruzioni sui denti anteriori, ma il suo utilizzo diventa problematico quando bisogna trattare estese otturazione sui denti posteriori. Si può assistere infatti ad una prolungata sensibilità del dente durante la masticazione, inoltre la contrazione della resina durante la polimerizzazione (indurimento) in cavità estese e profonde, può creare microscopiche imprecisioni della chiusura marginale. Ciò può causare infiltrazione batterica e di conseguenza l’inizio di un processo carioso secondario.
Un ulteriore svantaggio consiste nel fatto che la resina nel tempo può scolorirsi e consumarsi durante gli atti masticatori.
Per tutti questi motivi, per le otturazioni estese sui denti posteriori, è consigliabile adottare ricostruzioni in amalgama o ricorrere ai più estetici intarsi in resina o ceramica.
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Pubblicato da Dr Pi su Lunedì 14 Maggio 2007
Nel recente passato l’estrazione dei denti del giudizio (ottavi) era una pratica molto frequente supportata dal fatto che questi denti rappresentavano la causa di numerosi problemi, tra cui il l’affollamento degli incisivi anteriori.
Molti odontoiatri, basandosi su questa teoria, procedevano all’estrazione o alla germectomia in età infantile degli ottavi, anche in assenza di segni e sintomi.
Numerosi e recenti studi in materia, hanno dimostrato che i denti del giudizio non sono causa di affollamento dentario e, quindi, risulta ingiustificata l’estrazione per soli scopi orto
dontici
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Quando un dente del giudizio non emerge in arcata, ma rimane sommerso nell’osso e nella gengiva si parla di dente “incluso”.
Nei casi in cui questi elementi non siano a contatto con l’ambiente esterno (in questo caso coi liquidi della cavità orale) e non provochino alterazioni alle strutture vicine (come, ad esempio, a carico della radice del molare che lo precede), l’estrazione non è necessaria.
L’avulsione è invece vivamente consigliata quando per diversi problematiche questi denti incontrano degli ostacoli alla loro eruzione e rimangano PARZIALMENTE inclusi nell’osso e/o nella mucosa. Ciò comporta un’esposizione ai liquidi biologici della cavità orale e la gengiva che li ricopre consente un ristagno di placca batterica e, di conseguenza, aumenta notevolmente il rischio che questi elementi vadano incontro a carie.
Inoltre, come accennato in precedenza, l’eccessiva inclinazione dei denti del giudizio potrebbe compromettere la stabilità del 2° molare in quanto potrebbe comportare una rizolisi (riassorbimento della radice).
Questa situazione si verifica prevalentemente dopo i vent’anni di età, in coincidenza con il periodo di eruzione di questi denti; per tale motivo anche in assenza di sintomi principali, è consigliabile eseguire una radiografia panoramica delle arcate dentarie in cui è possibile individuare ed, eventualmente, intercettare precocemente tali complicanze.
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Pubblicato da Dr Kappa su Venerdì 11 Maggio 2007

La saliva è secreta dalle ghiandole salivari in misura che varia da persona a persona; a volte può superare anche il litro e mezzo nell’arco delle 24 ore.
La saliva adempie a compiti molto importanti:
- aiuta a formare il bolo alimentare durante la masticazione e semplifica la deglutizione
- gli enzimi in essa contenuti (ad esempio la ptialina) consentono l’inizio della digestione degli alimenti
- rappresenta una prima barriera contro gli organismi patogeni che arrivano dall’esterno; infatti contiene LISOZIMA e IgA
- mantiene umide le mucose orali
- solubilizza le molecole alimentari e le rende disponibili alle papille gustative.
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Pubblicato da Dr Pi su Mercoledì 9 Maggio 2007

Le GHIANDOLE SALIVARI sono deputate alla produzione e secrezione di un fluido che riveste estrema importanza: la saliva. A seconda delle loro dimensioni, possiamo distinguerle in ghiandole salivari minori e maggiori.
Le ghiandole salivari maggiori, sono voluminosi organi, connessi alla cavità orale attraverso condotti escretori piuttosto ampi.
Possiamo distinguerne 3, pari e simmetriche:
- La parotide, è la ghiandola salivare più grossa ed è situata in uno spazio al davanti e al di sotto del padiglione auricolare. Il suo dotto escretore (dotto di Stenone) sbocca nella cavità orale a livello del II molare superiore.
- La sottomandibolare, si trova subito al di sotto del corpo della mandibola e il suo dotto escretore (dotto di Wharton) sbocca a lato del frenulo linguale in prossimità della superficie linguale (interna) degli incisivi inferiori.
- La sottolinguale, si trova subito al di sotto del pavimento orale, sotto la lingua; il suo dotto escretore (dotto di Bartolino) sbocca direttamente o nelle vicinanze dell dotto di Wharton.
Le ghiandole salivari minori, di piccola dimensione, sono diffuse in quasi tutto il cavo orale e si aprono in esso attraverso numerosi e piccoli condotti. Si trovano accolte nello spessore della mucosa della guancia (g.geniene), della superficie interne delle labbra (g.labiali), del palato (g.palatine) e della lingua (g.linguali).
In corrispondenza dello sbocco delle ghiandole salivari maggiori (sulla superficie vestibolare dei molari superiori e sulla superficie linguale degli incisivi inferiori) vi è maggior tendenza alla deposizione di tartaro. Per tale motivo è bene prestare maggiore attenzione alla pulizia di queste aree.
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Pubblicato da Dr Pi su Lunedì 7 Maggio 2007
L’ascesso periapicale o periodontite apicale acuta, è una patologia del cavo orale che si verifica come conseguenza di una necrosi (morte) del tessuto pulpare che si estende fino ai tessuti intorno all’apice del dente.
La carie rappresenta la causa principale, infatti il suo andamento cavitario, nella maggior parte dei casi, procede dalla superficie esterna del dente verso la polpa dentaria più profonda della radice, generando come esito finale la formazione di ascessi.
Altre cause alla base dello sviluppo della patologia, sono di natura chimica in seguito all’utilizzo scorretto di medicamenti e materiali nel corso di trattamenti endodontici.
La patologia è caratterizzate da dolore intenso a livello del dente interessato che viene amplificato dalla pressione esercitata dalla masticazione. Il dente stesso si presenta leggermente estruso (più “lungo”) a causa della pressione esercitata dal pus che si raccoglie all’apice, e ciò contribuisce ulteriormente ad aumentare la sensazione dolorifica.
L’ascesso non trattato precocemente fa si che il materiale infiammatorio eroda l’osso e si accumoli a livello gengivale, generando gonfiore, tumefazione e la formazione di una fistola che sulla superficie esterna appare come un nodulo rosso-scuro denominato parulide.
Il trattamentio d’urgenza prevede la prescrizione di antibiotici e di antidolorifici valutando anche la necessità di incidere l’ascesso per consentirne il drenaggio. Dopo aver risolto il fenomeno acuto , si deve passare al trattamento delle cause che hanno generato la patologia e stilare un corrretto piano di trattamento.
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Pubblicato da Dr Pi su Domenica 6 Maggio 2007
Gli intarsi sono piccole ricostruzioni in oro, resina composita o ceramica impiegate per la sostituzione della parte di tessuto dentale andato perduto a causa di un processo carioso o traumatico, principalmente nei denti premolari e molari. Esso consente di proteggere la struttura dentale sana residua al fine di ristabilire l’estetica e la funzione masticatoria del dente.
Queste ricostruzioni rappresentano un’ importante alternativa alle normali otturazioni, laddove la quantità di tessuto dentale perduto risulta di notevole entità, ma che comunque non necessita di ricorrere alla protezione del dente con corone (capsule).
Nella fase di preparazione da parte dell’odontoiatra, il dente subisce vari passaggi durante i quali viene rimossa la parte danneggiata e viene “modellato” in modo tale da poter ricevere il manufatto.
Successivamente l’intarsio verrà prepararto in laboratorio dagli odontotecnici, sulla base di un’impronta da cui si ottiene un modello in gesso e su cui si ultimerà la costruzione, con l’utilizzo del materiale più adatto a seconda delle esigenze estetiche e al carico masticatorio a cui il dente verrà sottoposto. La fase finale consiste nella cementazione dell’intarsio sul dente precedentemente preparato da parte dell’odontoiatra.
In conclusione rispetto ad un ‘otturazione molto estesa l’intarsio risulta essere più robusto, più duraturo e permette di raggiungere risultati estetici molto elevati.
I costi e il tempo necessario alla realizzazione risultano essere gli unici svantaggi rispetto ad un’ampia otturazione, ma ciò è minimo confrontato ai vantaggi finali per il paziente.
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Pubblicato da Dr Kappa su Venerdì 4 Maggio 2007
La tossicità del mercurio contenuto nell’amalgama utilizzata in odontoiatria, è un argomento molto dibattuto e controverso.
Non ci sono tuttora dati certi.
In uno studio condotto nel Febbraio 2007 da 3 ricercatrici dell’Università di Sassari, è emerso che la tossicità del mercurio deriva principalmente dalle correnti galvaniche che si creano nel cavo orale. L’eliminazione di mercurio si arresta entro 2 settimane dall’avvenuta otturazione e, sempre entro quel termine, si ristabiliscono i valori di mercurio nelle urine (viene eliminato principalmente attraverso i reni)
Non sono stati documentati danni certi all’organismo dovuti alle otturazioni in amalgama e, dunque, il suo utilizzo non è vietato dall’OMS. La liberazione di mercurio nell’organismo in seguito a otturazioni è circa il 10% di quella che tutti noi assumiamo giornalmente con gli alimenti.
Nonostante la sempre crescente richiesta di materiali estetici limiti l’uso dell’amalgama, vi sono ancor oggi particolari indicazioni; inoltre non bisogna dimenticare che le otturazioni in composito non danno risultati predicibili e duraturi nel tempo paragonabili a quelli ottenibili con le otturazioni in amalgama.
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Pubblicato da Dr Kappa su Giovedì 3 Maggio 2007
Le percentuali di sopravvivenza degli impianti sono molto elevate e si aggirano intorno al 97-98 % se si considerano sia mandibola sia mascellare superiore.
Nonostante ciò, vi è la possibilità che UN IMPIANTO NON SI OSTEOINTEGRI, cioè che il dispositivo in titanio non subisca quel processo per il quale nuovo osso si formi attorno alla sua superficie, oppure che venga perso il sostegno a causa di una peri-implantite.
In questi casi succede che l’impianto non aderisce all’osso e può venire semplicemente rimosso con forza quasi nulla.
COSA FARE SE UN IMPIANTO NON SI è OSTEOINTEGRATO?
Se vi è disponibilità di sufficiente superficie ossea si inserisce (anche contestualmente alla rimozione di quello vecchio se non ci sono segni di infiammazione) un impianto più lungo e/o più largo.
Se sono stati inseriti impianti multipli il clinico vi dirà se è possibile procedere alla sovrastruttura protesica anche senza la presenza di quel determinato impianto; ciò dipende, oltre che dal numero di impianti inseriti, anche dall’importanza strategica che aveva quel determinato impianto nell’economia della futura protesi.
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Pubblicato da Dr Kappa su Martedì 1 Maggio 2007
Tifinity è uno spazzolino da denti costruito completamente in titanio e promette una durata che arriva sino ai 5 anni, rimuovendo in maniera naturale i batteri e l’umidità dalle setole.
Il progetto di questo oggetto è stato curato dal Dr Dane Robinson, il quale afferma che le setole in titanio sono meno abrasive di quelle in nylon e permettono un terzo di pulizia in più di quelli elettrici standard.
Attualmente non è ancora in vendita e da aprile sarà possibile acquistarlo, in vari colori, ad un costo intorno ai 35-40 euro
Questo è ciò che dice l’inventore…
Noi non abbiamo ancora informazioni a riguardo, anche se l’idea sembrerebbe innovativa; sull’igienicità del dispositivo non c’è ombra di dubbio però mi piacerebbe valutare attentamente la durezza e la flessibilità delle setole.
Appena avremo informazioni obiettive sul prodotto provvederemo a pubblicarle.
Clicca qui per andare sulla home page del prodotto.
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Pubblicato da Dr Kappa su Lunedì 30 Aprile 2007
La peri-implantite è un’infiammazione dei tessuti di supporto dell’impianto, la quale comporta necessariamente una riduzione del sostegno dello stesso.
Si differenzia dalla mucosite in quanto quest’ultima è l’infiammazione della “gengiva” che sta attorno all’impianto, mentre la peri-implantite coinvolge i tessuti duri (osso).
L’eziologia è varia; sicuramente non può essere un fenomeno da “rigetto” dell’impianto in quanto il titanio ha una biocompatibilità pressochè totale.
Una scarsa igiene orale invece è fra i fattori determinanti di peri-implantite.
Come si cura una peri-implantite?
Dipende sostanzialmente dal grado di compromissione dei tessuti che sostengono l’impianto. Se la situazione non è così grave da suggerire una rimozione del dispositivo in titanio, si procede con un piccolo intervento volto a decontaminare la superficie implantare e bonificare la lesione infiammatoria. Dopodichè si procede con la cura antibiotica locale e sistemica.
Il più delle volte si arriva ad avere una risoluzione della lesione infiammatoria ed una sopravvivenza dell’impianto.
Argomenti correlati: percentuale successo impianti - l’implantologia - l’osteointegrazione
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Pubblicato da Dr Kappa su Sabato 28 Aprile 2007

Consideriamo veramente di straordinaria importanza il regolare controllo domiciliare del cavo orale in quanto, in questo modo, è possibile identificare precocemente lesioni potenzialmente pericolose.
Posizionandosi davanti ad uno specchio ben illuminato si apre la bocca e si esaminano attentamente guance, palato, gola e lingua.
Successivamente aiutandosi con un fazzoletto si prende la lingua e la si solleva per osservare il pavimento della bocca e “il sotto” della lingua.
Infine si spostano le labbra e si guarda la loro faccia interna.
Osservate se ci sono zone di mucosa di un colore diverso dal colore roseo (ad esempio estremamente arrossate o biancastre), oppure se ci sono vescicole o piccole ulcere. In tal caso contattate il vostro medico o il vostro odontoiatra, i quali sapranno rassicurarvi o, nel caso, darvi ulteriori spiegazioni e, se necessario, inviarvi da un patologo orale.
Questo è veramente di importanza straordinaria in quanto siete voi pazienti i primi medici di voi stessi e il vostro aiuto nell’individuare precocemente lesioni potenzialmente pericolose è fondamentale.
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Pubblicato da Dr Kappa su Venerdì 27 Aprile 2007
L‘implantologia è oggigiorno una disciplina altamente predicibile e con scarse complicanze intra e post-operatorie, se si agisce in maniera corretta.
Le percentuali di sopravvivenza degli impianti sono:
- 95 % nel mascellare superiore
- 99 % nella mandibola
Il continuo miglioramento delle tecniche implantari comporta comunque un continuo rialzo delle percentuali di successo implantare.
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Pubblicato da Dr Kappa su Giovedì 26 Aprile 2007
Per click articolare si definisce uno schiocco in apertura e/o in chiusura dovuto ad una perdita dei rapporti reciproci tra il condilo e il disco articolare dell’articolazione temporo-mandibolare.
Una grande fetta della popolazione accusa questo disturbo; se il click articolare non comporta sintomatologie dolorose può non venir trattato.
Se, al contrario, è un segno clinico di manifesta patologia articolare, è necessaria una visita gnatologica per individuare la natura del problema al fine di permetterne la cura.
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Pubblicato da Dr Pi su Venerdì 20 Aprile 2007
La notizia arriva dagli USA ma è il frutto della ricerca di alcuni scienziati giapponesi.
Per poter ritrovare un sorriso smagliante non saranno più necessarie fastidiose dentiere o dolorosi impianti. Tra non molto potremo riavere i denti persi semplicemente… su ordinazione. E’ quanto emerge da uno studio presentato a New Orleans da un gruppo di ricercatori dell’Università delle Scienza di Tokyo, durante il 58 Congresso dell’Associazione Internazionale per le Ricerche Odontoiatriche.
Gli scienziati giapponesi, esperti in ingegneria dei tessuti, sono infatti riusciti a ricreare in laboratorio da cellule primitive i denti di alcuni maialini utilizzando la tecnica della coltura cellulare.
Il gruppo di studio ha prelevato a maialini di sei mesi alcune cellule della gemma dentaria, il piccolo germoglio da cui ha origine il dente. Le cellule sono state successivamente iniettate in una struttura di collagene e sono state trapiantate nella cavità addominale di alcune cavie.
Dopo quattro settimane gli scienziati hanno osservato che le cellule riuscivano a produrre tessuti simili a quello dello smalto. Ma non solo. Come riportato sulla rivista Nature Methods, dopo trenta settimane gli scienziati hanno osservato che le cellule avevano prodotto dei piccoli denti, costituiti da tutte le componenti cellulari di cui sono fatti i denti normali.
“Abbiamo osservato - spiega Takashi Tsuji dell’Università della Scienza di Tokyo - che la struttura era cresciuta e si era differenziata negli elementi che normalmente compongono i denti: smalto, dentina, polpa gengivale, legamenti parodontali, vasi sanguigni. Questi elementi erano disposti in maniera esatta, come in un dente naturale. In seguito sono stati trapiantati in cavie e questi denti sono cresciuti e si sono sviluppati in modo normale.”
Questa scoperta dei ricercatori giapponesi apre nuove frontiere per le future terapie di odontoiatria. Un adulto sopra i 50 anni ha perso in media dodici denti inclusi quelli del giudizio e le ricostruzioni di denti artificiali non danno ad oggi risultati pienamente soddisfacenti: gli impianti al titanio, ad esempio, possono causare il riassorbimento dell’osso e infiammazioni locali in caso di infezioni.
Il nuovo traguardo raggiunto dai ricercatori giapponesi permette di ipotizzare che entro pochi anni anche noi umani potremo avere denti nuovi creati in laboratorio, del tutto uguali per forma e grandezza a quelli naturali.
Paola Grossetti
da: La voce d’Italia
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