Pubblicato da: Dr Kappa | 2 gennaio 2009

– L’ IMPLANTOLOGIA

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L’implantologia è quella branca dell’odontoiatria che si avvale dell’ausilio di impianti endoossei osteointegrati per la sostituzione di un singolo dente, di più denti o di un’intera arcata.
Sono realizzati in titanio praticamente puro (99%) e hanno una superficie trattata con diverse metodiche a seconda della casa produttrice. Sono totalmente biocompatibili e non esiste possibilità di quello che viene chiamato comunemente “rigetto”.
E’ però possibile avere una mancata osteointegrazione che comporta la perdita dell’impianto e l’eventuale sostituzione dello stesso con uno di uguali o maggiori dimensioni.
Gli impianti possono essere inoltre sfruttati a scopi ortodontici o come ancoraggio per le protesi dentali rimovibili.

Pubblicato da: Dr Kappa | 3 aprile 2008

– IL TRAUMA OCCLUSALE

Il TRAUMA OCCLUSALE è, come dice la parola stessa, un trauma causato da un contatto prematuro che provoca continue sollecitazioni cicliche ad uno o più elementi dentari nel momento in cui denti di arcate antagoniste (contrapposte, il “sopra con il sotto”) vengono in contatto.

A cosa è dovuto?
Può essere causato da svariati motivi come, ad esempio, estrusione dentale per perdita di tessuto di supporto (problemi parodontali), migrazioni dentali, ricostruzioni protesiche e non.

Cosa può provocare?
Oltre a dolore e sensibilità di entità molto variabile da individuo a individuo, può esser causa di mobilità dentale, perdita di tessuto di supporto, problemi articolari.
Se il dente ha un sistema di ancoraggio deficitario un trauma occlusale porterà facilmente a mobilità dell’elemento in questione e perdita di tessuto.
Se invece il dente ha determinati requisiti che lo rendono un dente molto stabile, l’instabilità occlusale potrebbe ripercuotersi sugli equilibri articolari dell’ATM.

Come si cura?
Si cura o attraverso un molaggio selettivo (ristretto al/ai punto/i interessati) oppure correggendo la causa che lo ha provocato (ad esempio apparecchio ortodontico nel caso di spostamenti dentali).

Pubblicato da: Dr Kappa | 5 marzo 2008

AUGURI Dente InForma!!

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Giusto un anno fa, nei primi di Marzo 2007 nacque, un po’ per gioco, un blog che venne chiamato Dente InForma, con lo scopo di fornire un servizio poco rappresentato nella Rete.

Dopo un iniziale lavoro di un paio di mesi per dargli visibilità nei motori di ricerca, sono cominciate le prime domande e le prime soddisfazioni.

Nonostante tanta fatica e serate a parlare di come migliorare il nostro blog, possiamo dire ora di essere molto contenti e soddisfatti del nostro operato, soprattutto quando con timidezza sono arrivate le prime domande.

Non ci saremmo mai aspettati comunque di arrivare a più di 70 mila visite in un anno.
Con punte di più di 500 visite giornaliere, con circa 2800 visite alla settimana e più di 11 mila visite mensili possiamo ritenerci pienamente soddisfatti del nostro blog.

Dobbiamo ringraziare DenteInforma per le piccole soddisfazioni che ci ha regalato e celebriamo con piacere dunque il compleanno di questo blog, augurandoci che chiunque vi abbia fatto una visita, abbia trovato qualcosa di interessante su cui riflettere.

Grazie a chiunque ci abbia regalato una visita e ci ha aiutato a renderci orgogliosi della nostra creazione!

AUGURI DenteInForma!

Dott. Kappa – Dott. Pi

Pubblicato da: Dr Kappa | 23 febbraio 2008

– IL GRANULOMA PERIAPICALE (aggiornato)

infection.jpgIl granuloma periapicale è un’infezione cronica che trova sede nell’apice radicolare. E’ dovuto ad un’incongrua devitalizzazione oppure a un dente necrotico (morto) non trattato endodonticamente.
A volte si possono reperire granulomi anche all’apice di denti la cui terapia canalare sembra perfetta. Ciò è spesso dovuto alla presenza di canalicoli accessori difficilmente individuabili.
Se non trattati possono essere causa di ascessi o infezioni.

Come è possibile vedere se c’è un granuloma?
La diagnosi di granuloma periapicale è facile e basata essenzialmente su esami radiografici.
Più precisamente si nota un’area radiotrasparente (cioè che in radiografia risulta più scura) a margini netti e regolari che circonda l’apice radicolare di un elemento dentario.
Può inoltre essere accompagnato da sintomatologia dolorosa alla percussione o alla masticazione, senso di allungamento e precontatto dentale.

Come si cura?
– Se il dente è necrotico si esegue la terapia canalare (devitalizzazione) dell’elemento dentario interessato.
– Se il granuloma è reperito all’apice di un dente già devitalizzato bisogna ricorrere al ritrattamento del dente (rieseguire la devitalizzazione).
– Nei casi refrattari alla risoluzione oppure i denti nei quali non è possibile eseguire un accesso “ortogrado” (cioè dall’alto, come quando è presente un perno difficile da rimuovere nella radice), si può optare per un’apicectomia (piccola operazione chirurgica volta all’eliminazione del granuloma e dell’ultima porzione di radice).

Pubblicato da: Dr Pi | 2 febbraio 2008

– ALVEOLITE SECCA

L’ ALVEOLITE SECCA, definita anche osteite alveolare, è un’infezione postestrattiva dell’osso alveolare (l’osso che circonda la radice del dente) che può verificarsi a seguito di un’estrazione dentaria.

La maggior parte dei casi di alveolite secca si osserva dopo l’estrazione dei terzi  molari inclusi (1-3% dei casi). 
Tale patologia ha un’incidenza superiore nella donna e sembra dovuta ad una fibrinolisi (“rottura”) precoce del coagulo, probabilmente conseguente alla sua contaminazione batterica. 

L’alveolite secca si manifesta in genere dopo 3-4 giorni l’estrazione dentaria con: dolore intenso e persistente soprattutto nel periodo notturno, alito cattivo e talvolta tumefazione facciale e linfoadenopatia.

L’ alveolo che ha subito il processo estrattivo appare vuoto e grigiastro generalmente con le pareti ossee esposte ed eventualmente occupato da residui alimentari.

Le cause principali che sono alla base dello sviluppo di tale patologia sono:
– estrazioni traumatiche e difficoltose;
– età superiore ai 4o anni;
– l’uso di contraccettivi orali;
– il ciclo mestruale;
– il fumo di sigaretta;
– scarso livello di igiene orale
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Per prevenire il rischio di questa fastidiosa complicanza e ridurre la carica batterica nella zona dell’estrazione è buona norma l’utilizzo di colluttori (2 sciacqui al dì) o l’applicazione topica di gel contenenti clorexidina in associazione ad una corretta igiene orale domiciliare. 

L’eliminzazione o riduzione del fumo di sigaretta nel periodo postoperatorio immediato e l’estrazione tra il 23° e il 28° giorno del ciclo nelle donne che assumono contraccetivi orali, sono ulteriori manovre preventive nei coinfronti di tale patologia.

Il decorso dell’alveolite secca varia dalle 2 alle 6 settimane e il suo trattamento consiste nel curettage e nel lavaggio della cavità alveolare residua e nella somministrazione di antibiotici e antidolorifici

Pubblicato da: Dr Kappa | 11 dicembre 2007

– I COLLUTORI: ISTRUZIONI PER L’USO

Cos’è un collutorio?
A questa domanda si può trovare risposta leggendo il post scritto qualche tempo fa dal mio futuro collega e amico Vincenzo (https://denteinforma.wordpress.com/2007/03/19/collutori/).
Possiamo affermare si tratta di una miscela di sostanze che, usate come sciacqui per tempi diversi a seconda del prodotto, aiutano a rimuovere la placca, a rimineralizzare i denti, a contrastare la carie, ecc.

Chi dovrebbe farne uso?
I collutori non sono esenti da effetti collaterali. Alcuni colorano superficialmente i denti, altri possono provocare (anche se in una percentuale infinitesimale) reazioni allergiche e disgeusia, altri ancora subiscono una riduzione della loro forza di azione per trattamenti prolungati, rendendoli poi inutili quando veramente servono.
E’ provato che una persona esente da particolari deficit psicomotori ed istruito correttamente alle manovre di igiene orale con spazzolino e filo interdentale, possa ottenere in questo modo una riduzione di placca sovrapponibile a quella ottenuta con l’utilizzo di spazzolino + collutorio.
Pertanto ritengo che i collutori debbano essere utilizzati da chi, per vari motivi, non riesca ad avere un accurato controllo dell’igiene orale e da tutti quelli che ne possano trarre vantaggio, ma per tempi limitati.

Quali collutori usare?
Personalmente nella mia pratica professionale sono solito prescrivere 3 tipi di collutorio, la cui funzione si adatta alla maggior parte dei casi che si presentano. Questi sono collutori contenenti CLOREXIDINA, collutori a base di OLI ESSENZIALI, collutori a base di FLUORO

QUANDO USARE COLLUTORI A BASE DI CLOREXIDINA

La clorexidina è una bisguanide che svolge azione antisettica. Da preferire le soluzioni non contenenti alcol come veicolante. Esistono in 3 concentrazioni: 0,2 – 0,12 – 0,05.
Recentemente è stato messo sul mercato anche un collutorio a base di clorexidina 0,3%.
A lungo andare provoca pigmentazioni brunastre comunque facilmente rimovibili con manovre di igiene professionale in studio.
Ha la migliore azione antisettica e penetra nelle mucose garantendo anche un rilascio continuato nel tempo. L’utilizzo continuo provoca selezione di batteri resistenti e il collutorio perde in efficacia.
Sono solito prescriverlo ad alte concentrazioni (o,2%) per periodi di tempo relativamente brevi (15 gg) in seguito ad interventi chirurgici o nelle situazioni in cui voglio un controllo di placca ottimale. Consiglio 2 sciacqui al giorno della durata di 1 minuto, evitando di bere, mangiare e fumare almeno per la mezz’ora successiva.

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QUANDO USARE COLLUTORI A BASE DI OLI ESSENZIALI

Gli oli essenziali sono molecole organiche naturali, con funzione antisettica. Il più famoso collutorio prende nome dal primo chirurgo che effettuò un intervento in antisepsi nella seconda metà del 1800, Joseph Lister (penso che possiate comprendere di quali collutori stia parlando, senza fare ulteriore pubblicità).
Hanno buona azione contro la placca batterica e non provocano pigmentazioni come la clorexidina. Consiglio l’utilizzo quotidiano di questi collutori a tutti coloro che per un motivo o per l’altro non riescono ad avere un’igiene orale ottimale.
Solitamente si fanno 2 sciacqui al giorno dopo essersi lavati i denti, della durata di 30″.

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QUANDO USARE COLLUTORI A BASE DI FLUORO

Questi collutori, principalmente a base di fluoruro stannoso e fluoruro amminico, svolgono un’azione di rimineralizzazione degli strati superficiali dello smalto e sono dunque utili per prevenire la carie in soggetti cariorecettivi e per diminuire la sensibilità dentinale.
Consiglio l’utilizzo di questi collutori quotidianamente per periodi di tempo prolungati. Sciacqui 2 volte/dì per 1 minuto.

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ALTRI COLLUTORI

Esistono altre molecole utilizzate come collutorio: Cetilpiridinio cloruro, Zinco e Triclosan, Delmopinolo e Sanguinaria. Oltre a collutori pre-brush, cioè utilizzati prima di lavarsi i denti per diminuire la carica batterica e rendere più agile la rimozione dei biofilm orale.
Comunque ritengo che i 3 tipi di collutorio descritti in precedenza mi permettano di gestire la quasi totalità delle richieste dei pazienti e della mie esigenze cliniche

Pubblicato da: Dr Kappa | 30 ottobre 2007

– TECNICHE DI SPAZZOLAMENTO

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Gran parte della prevenzione primaria odontoiatrica, cioè la rimozione delle cause che provocherebbero la malattia al fine di prevenirla, è attuabile con una corretta igiene orale.Queste manovre infatti permettono la rimozione di batteri coresponsabili di alcune fra le più frequenti patologie odontoiatriche come la carie, la gengivite e la parodontite.Potete dunque comprendere quanto sia importante avere una buona conoscenza di base riguardo le tecniche di igiene orale.Esistono varie tecniche di spazzolamento, ma la più corretta e consigliata è la cosiddetta tecnica di Bass Modificata

Tecnica di esecuzione
Tenete la bocca semiaperta ed immaginate di dividela i 4 parti: sopra e sotto, destra e sinistra. Applicate le setole dello spazzolino tra dente e gengiva con un’angolazione di 45° rispetto all’asse maggiore dei denti. Con un movimento vibratorio si fanno scorrere le setole fino a impegnare leggermente il solgo gengivale, cercando di non traumatizzarlo.Con un movimento semirotatorio fate scorrere la testina dello spazzolino “dal rosa verso il bianco” cioè dalla gengiva verso la sommità del dente.Ripetete questo movimento un paio di volte per ciascun dente, dopodichè spostatevi leggermente più avanti.Io comincio sempre da “in alto a sinistra” e poi mi sposto completando tutta la parte esterna fino “in alto a destra”. Passo poi alla superficie interna dei miei denti e continuando dai denti in alto a destra, concludo il giro ritornando fino in alto a sinistra. Passate poi lo spazzolino sulle superfici occlusali (cioè quelle masticanti, dei vostri denti.Ripetete tutto questo per l’arcata inferiore.

Cosa è necessario?
Sono necessari uno spazzolino di durezza medio-dura con setole sintetiche a punta arrotondata.Poi è indispensabile buona volontà perchè per i primi tempi sarà un po’ difficile abituarsiPrendetevi poi il tempo dovuto: per eseguire la tecnica a chi ha già buona dimistichezza con la stessa servono NON MENO di 2 minuti, quindi armatevi di pazienza.  

Perchè utilizzarla
Perchè è l’unica tecnica che si è dimostrata veramente efficace nella pulizia approfondita del cavo orale e inoltre permette la riduzione della flora batterica a livello del solco gengivale, cioè quel piccolo solco che si crea tra dente e gengiva.

Pubblicato da: Dr Pi | 22 settembre 2007

– LA FRENULECTOMIA LABIALE

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Per FRENULECTOMIA si intende la rimozione chirurgica di un frenulo attraverso incisione dello stesso; per FRENULOTOMIA si intende il riposizionamene più apicale (verso l’alto) del frenulo, un intervento che, quando indicato, risulta essere più delicato e porta a risultati estetici più accettabili
Per capire nel dettaglio l’intervento e la sua utilità terapeutica è necessario spiegare preventivamente in dettaglio due importanti strutture che vengono coinvolte in questa procedura odontoiatrica:
IL FRENULO: Può essere definito come una sottile banda di tessuto molle che collega le labbra, le guance o la lingua alla mucosa alveolare, esso è costituito da tessuto connettivo fibroso e raramente fibre muscolari.
Esistono tipi differenti di frenuli ma nel nostro caso ci si riferisce al FRENULO LABIALE SUPERIORE che si estende dalla superficie interna del labbro superiore alla zona tra i due incisivi, in corrispondenza della linea mediana del corpo.
IL DIASTEMA: è definito come: “spazio fra due denti”, nel nostro caso lo spazio che esiste tra i due incisivi centrali superiori.
La presenza di un frenulo labiale superiore anormale può essere la causa della presenza del diastema o può sostenere l’apertura di diastemi trattati precedentemente
E’ necessario tuttavia sottolineare che prima di eseguire questo tipo di intervento il paziente va sottoposto ad un attenta valutazione obbiettiva e radiografica da parte dell’odontoiatra che deve includere tutte quelle caratteristiche che fanno in modo che il frenulo venga classificato come “anormale”.
Inoltre numerose pubblicazioni scientifiche affermano che il diastema è una condizione normale durante la dentizione mista (sia denti permanenti che decidui) in quanto costituisce una riserva di spazio per i permanenti e che tende a chiudersi spontaneamente con l’eruzione dei canini.
In ultima analisi c’è da ricordare che la rimozione chirurgica del frenulo rappresenta solo la premessa o un fattore favorente per la chiusura del diastema, che va poi completata con l’ausilio di apparecchi ortodontici.

In conclusione, l’intervento di frenulectomia o frenulotomia, può essere eseguito ogni qual volta la presenza di un frenulo labiale superiore anormale, sia la causa della presenza di un diastema tra gli incisivi superiori o comporti la riapertura di un diastema precedentemente trattato ortodonticamente (con apparecchi ortodontici).Sono indicati all’intervento i diastemi che normalmente non scompaiono con l’eruzione dei canini
L’intervento quindi vale la pena eseguirlo se tutte queste condizioni vengono rispettate.

L’intervento può essere eseguito con la tecnica tradizionale chirurgica che prevede l’anestesia locale della zona di interesse, l’incisione del frenulo e la sua rimozione con applicazione successiva di punti di sutura che verranno rimossi a distanza di 1 settimana. La procedura non è dolorosa e traumatica per il paziente in quanto l’incisione è molto limitata anche se ciò dipende molto dalle capacità operative dell’odontoiatra. I tempi di guarigione completa variano dai 15 ai 20 giorni .
L’intervento può essere eseguito anche con il Laser l’uso di tale strumento in Chirurgia Gengivale si sta dimostrando, in questi ultimi anni, di particolare interesse. Le motivazioni si possono riassumere nella possibilita’ di eseguire interventi in modo praticamente esangue, senza dolore e fastidio per il paziente, molte volte senza necessita’ di anestesia. La guarigione chirurgica, inoltre, appare migliore ed avviene in tempi decisamente inferiori rispetto alla Chirurgia tradizionale.

Pubblicato da: Dr Kappa | 5 settembre 2007

– LA DEVITALIZZAZIONE DEI DENTI DA LATTE

thsekdc.jpgA volte si ritiene opportuno devitalizzare un dente deciduo (“da latte”).

Ma perchè viene devitalizzato? 
Si devitalizza per togliere il dolore o il fastidio al bambino (sempre che il dente non sia già necrotico).
La profondità della carie (valutabile ad esempio con radiografia endorale) è elemento decisionale che ci fa propendere verso la semplice otturazione o la devitalizzazione.
Inoltre, quando si decide di intervenire sul tessuto vitale del dente (la polpa) non sempre si opta per la rimozione totale della stessa (pulpectomia), ma si può anche ricorrere alla sola rimozione della sola polpa coronale (pulpotomia), in modo da togliere i sintomi dolorosi e temporeggiare fino a quando il dente può essere estratto. 
 
Perchè deve essere devitalizzato anche se è un dente deciduo e non si può estrarre come si fa solitamente?
A volte si cerca di posticipare l’estrazione del dente da latte in modo da favorire l’eruzione del dente permanente. Con la masticazione il dente deciduo esercita una pressione sui tessuti sottostanti con conseguente necrosi e ricambio; ciò, abbinato alla spinta prodotta dalla formazione della radice del dente permanente, contribuisce all’eruzione del dente “definitivo“.
Quindi in certi casi si cerca di mantenere il più possibile in arcata il dente “da latte”, appunto per favorire l’eruzione del dente  permanente.  
Se un dente da latte ha una carie, può dare una sgradevole sensibilità o dolore. Se si vuole mantenere il dente, risulta indispensabile eliminare il fastidio ed è così necessaria l’otturazione o, (se la carie è molto profonda), la devitalizzazione del dente deciduo.

Se si opta per l’estrazione, a volte può essere inserito un mantenitore di spazio per non far “spostare” i denti contigui già erotti e mantenere così lo spazio necessario.

Pubblicato da: Dr Pi | 29 agosto 2007

– LA CISTI PERIAPICALE

12312-copia.jpgLa cisti periapicale è una cisti di origine infiammatoria che si può sviluppare da un granuloma periapicale di lunga durata non sottoposto a trattamento.

Lo stimolo irritativo cronico, infatti, può causare la progressiva trasformazione del granuloma in una cavità ripiena di liquido e rivestita da epitelio a livello dell’apice radicolare del dente.
La distinzione tra cisti e granuloma periapicale non è di facile interpretazione clinica da parte dell’odontoiatra. In realtà solo un esame istologico può chiarire l’effettiva differenzazione tra le due lesioni. Generalmente molti professionisti individuano la differenza in base alle dimensioni e alle caratteristiche che si ossevano a livello radiografico, pertanto lesioni che superano i 10-15 mm di diametro con bordi netti sono considerate cisti periapicali e non granulomi

Il trattamento di una cisti periapicale consta nell’asportazione chirurgica della cisti, abbinata ad apicectomia. In assenza però di reperti istologici che confermano la diagnosi di cisti periapicale, si è soliti cominciare con la terapia canalare o il ritrattamento endodontico (rieseguire la devitalizzazione) del dente interessato. Alcuni autori infatti riportano in letteratura una piccola percentuale di casi risolti con la semplice devitalizzazione.
L’efficacia di tale terapia va osservata nel corso dei 6 mesi successivi; trascorso tale periodo se la cisti non si è riassorbita occorre optare per la terapia chirurgica, che prevede la rimozione della cisti e l’apicectomia.

Pubblicato da: Dr Kappa | 12 agosto 2007

– LE RADIOGRAFIE ENDORALI

rx.jpgLe radiografie endorali sono ausili indispensabili al clinico sia per una corretta diagnosi che per una soddisfacente terapia.
L’utilizzo delle stesse è diventato quasi imprescindibile nella pratica clinica nella maggior parte delle situazioni.

Esistono sostanzialmente 3 tipi di radiografie:
– le radiografie PERIAPICALI: prendono uno o più denti nella loro interezza. Utilizzate ad esempio in endodonzia
– le radiografie BITE-WING: con una sola radiografie si riesce a vedere la corona sia dei denti superiori che inferiori. Spesso utilizzate in prima visita per individuare carie “tra un dente e l’altro”, altrimenti invisibili
– le radiografie OCCLUSALI: che comprendono una visione generale dell’arcata su un piano orizzontale

Le radiazioni a cui i pazienti vengono esposti si riducono di molto se si utilizzano i nuovi apparecchi digitali.
In ogni caso è MOLTO IMPORTANTE che ogni paziente che sospetti stati gestazionali lo comunichi al clinico prima di effettuare ogni radiografia, al fine di non interferire con lo sviluppo del feto.

Pubblicato da: Dr Kappa | 21 luglio 2007

– LE RECESSIONI GENGIVALI

recessione.jpgPer recessione gengivale si intende una retrazione dei tessuti molli che circondano il dente, spesso più evidente a livello della superficie “esterna” dei denti.

Più del 60% degli individui adulti presenta almeno una recessione gengivale.
La causa delle recessioni è multifattoriale ed estremamente varia; tra i principali fattori di sviluppo della malattia si possono annoverare:

  • placca batterica, tartaro e stati infiammatori 
  • traumi occlusali
  • trauma da spazzolamento troppo aggressivo o con metodica scorretta (metodi di spazzolamento)
  • protesi incongrue
  • abitudini viziate (mordicchiare la penna, onicofagia, ecc)
  • piercing
  • ortodonzia 
  • fattori anotomici e spaziali

Le recessioni gengivali a volte possono comportare problemi di natura NON SOLO estetica ma anche funzionale; per questo è indispensabile chiedere un parere al proprio odontoiatra di fiducia.

In caso di recessione il cemento radicolare può risultare esposto alla cavità orale; questo è un tessuto meno duro rispetto alle smalto e, anche solo col normale spazzolamento, si può arrivare ad avere delle abrasioni patologiche di suddetta sostanza.
L’esposizione del cemento radicolare comporta inoltra problemi di ipersensibilità agli stimoli termici.

Il trattamento delle recessioni gengivali varia in base al grado delle stesse ed è sostanzialmente chirurgico; il risultato è praticamente molto predicibile.

Pubblicato da: Dr Kappa | 14 giugno 2007

– I PROVVISORI

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In protesi fissa i provvisori sono gli indispensabili ausili che traghettano voi pazienti dallo stato di partenza, a quello di arrivo.

Sono realizzati in resine acriliche e possono avere differenti gradazioni di colore;  adempiono a numerose funzioni tra cui mantenere i corretti rapporti tra le arcate dentarie, mantenere il tono e la posizione dei tessuti molli, far abituare il paziente ad una situazione che sarà tutta nuova, scegliere insieme al paziente l’estetica finale del definitivo, modificare la posizione dei tessuti molli, ecc.

Vengono cementati sugli elementi dentari con cementi provvisori, in modo da permetterne un’agile rimozione per qualsivoglia cura.

In protesi rimovibile (per intenderci, dentiere, scheletrati, ecc) i provvisori sono utilizzati quando, o per motivi di bilanciamento dell’occlusione o per guarigione dei tessuti molli sottostanti, si preferisce attendere un tempo variabile prima di procedere con l’esecuzione del definitivo.

In conclusione, i provvisori sono un indispensabile ausilio per l’ottima riuscita di ciò che di solito rappresenta il termine ultimo di svariati piani di trattamento complessi: la riabilitazione protesica.

Pubblicato da: Dr Pi | 29 maggio 2007

– L’APPARECCHIO INVISIBILE INVISALIGN

invisalign-schienen-vergleich.jpginvisalign-schiene.jpgL’apparecchio invisibile Invisalign è stato messo a punto nel 1997 negli USA e costituisce un nuovo e innovativo apparecchio ortodontico che tratta determinate malposizioni dentarie in modo efficace ed estetico per il paziente.

Il sistema Invisalign, lanciato in Europa da qualche anno, si basa sull’utilizzo di una serie di mascherine mobili trasparenti dette “aligner” (allineatori) che vengono sostituite man mano che i denti si spostano.
Il sistema è estremamente confortevole in quanto privo di fili o attacchi metallici fissi sulla superficie dei denti, inoltre trattandosi di un apparecchio mobile non viene affatto compromessa l’igiene orale domiciliare. L’effetto estetico è molto elevato in quanto visto da 50 cm, l’apparecchio è praticamente invisibile e viene rimosso solo per mangiare, spazzolare i denti e passare il filo interdentale.

Le mascherine vengono costruite con l’ausilio di tecnologia computerizzata, che permette di eseguire una simulazione virtule del risultato finale della terapia. Basandosi su questa simulazione, l’ortodonzista calcola il numero di mascherine che saranno necessarie per spostare i denti nella posizione corretta.
In base al livello di diffoltà del trattamento, il paziente riceve dall’ortodonzista da 12 a 30 mascherine per arcata ed ognuna di esse va portata per 2 settimane e poi sostituita con quella successiva. Rimpiazzando costantemente le mascherine, i denti si muoveranno poco alla volta fino a raggiungere la posizione finale programmata, in un tempo che varia dai 6 ai 15 mesi.

Invisalign può essere utilizzato da adulti e adoloscenti con dentizione permanente completa e può risolvere molte malposizioni dentarie tra cui affollamento dentario, spazi fra i denti e morso profondo. 
E’ importante sottolineare come non tutti i difetti di posizione dei denti possono essere trattati con questo sistema; è quindi consigliabile rivolgersi a ortondonzisti specializzati e certificati per il sistema Invisalign. 

Pubblicato da: Dr Pi | 21 maggio 2007

– LE OTTURAZIONI IN RESINA COMPOSITA

ricostruzione1.jpgLe otturazioni in resina “composita” ( in quanto costituite da una base di resina e riempitivi organici) rappresentano oggi una pratica molto frequente in campo odontoiatrico e il loro successo, deriva dal fatto che simulano il colore naturale del dente. 
Esse costituiscono un’ottima alternativa estetica all’amalgama dentale per ricostruzioni sui denti anteriori e per piccole otturazione a livello dei denti posteriori.

Dopo la mordenzatura dello smalto e l’applicazione di un adesivo, la resina composita aderisce ai tessuti dentali andando a sosituire le zone compromesse da un processo carioso o da un trauma. Esistono differenti colori della resina composita che permettono di ottenere un risultato estetico ottimale.

Quali sono gli svantaggi di un’otturazione in resina composita? 

La resina composita è un ottimo materiale per le ricostruzioni sui denti anteriori, ma il suo utilizzo diventa problematico quando bisogna trattare estese otturazione sui denti posteriori. Si può assistere infatti ad una prolungata sensibilità del dente durante la masticazione, inoltre la contrazione della resina durante la polimerizzazione (indurimento) in cavità estese e profonde, può creare microscopiche imprecisioni della chiusura marginale. Ciò può causare infiltrazione batterica e di conseguenza l’inizio di un processo carioso secondario.
Un ulteriore svantaggio consiste nel fatto che la resina nel tempo può scolorirsi e consumarsi durante gli atti masticatori.
Per tutti questi motivi, per le otturazioni estese sui denti posteriori, è consigliabile adottare ricostruzioni in amalgama o ricorrere ai più estetici intarsi in resina o ceramica. 

Pubblicato da: Dr Pi | 14 maggio 2007

– QUANDO VANNO ESTRATTI I DENTI DEL GIUDIZIO?

Nel recente passato l’estrazione dei denti del giudizio (ottavi) era una pratica molto frequente supportata dal fatto che questi denti rappresentavano la causa di numerosi problemi, tra cui il  l’affollamento degli incisivi anteriori.
Molti odontoiatri, basandosi su questa teoria, procedevano all’estrazione o alla germectomia in età infantile degli ottavi, anche in assenza di segni e sintomi. 

Numerosi e recenti studi in materia, hanno dimostrato che i denti del giudizio non sono causa di affollamento dentario e, quindi, risulta ingiustificata l’estrazione per soli scopi ortoimpaktierter-weisheitszahn.jpgdonticiverlagerter-weisheitszahn.jpg.

Quando un dente del giudizio non emerge in arcata, ma rimane sommerso nell’osso e nella gengiva si parla di dente “incluso”.
Nei casi in cui questi elementi non siano a contatto con l’ambiente esterno (in questo caso coi liquidi della cavità orale) e non provochino alterazioni alle strutture vicine (come, ad esempio, a carico della radice del molare che lo precede), l’estrazione non è necessaria.

L’avulsione è invece vivamente consigliata quando per diversi problematiche questi denti incontrano degli ostacoli alla loro eruzione e rimangano PARZIALMENTE inclusi nell’osso e/o nella mucosa. Ciò comporta un’esposizione ai liquidi biologici della cavità orale e la gengiva che li ricopre consente un ristagno di placca batterica e, di conseguenza, aumenta notevolmente il rischio che questi elementi vadano incontro a carie.

Inoltre, come accennato in precedenza, l’eccessiva inclinazione dei denti del giudizio potrebbe compromettere la stabilità del 2° molare in quanto potrebbe comportare una rizolisi (riassorbimento della radice).
Questa situazione si verifica prevalentemente dopo i vent’anni di età, in coincidenza con il periodo di eruzione di questi denti; per tale motivo anche in assenza di sintomi principali, è consigliabile eseguire una radiografia panoramica delle arcate dentarie in cui è possibile individuare ed, eventualmente, intercettare precocemente tali complicanze. 

Pubblicato da: Dr Kappa | 11 maggio 2007

– LA SALIVA

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La saliva è secreta dalle ghiandole salivari in misura che varia da persona a persona; a volte può superare anche il litro e mezzo nell’arco delle 24 ore.

La saliva adempie a compiti molto importanti:

  • aiuta a formare il bolo alimentare durante la masticazione e semplifica la deglutizione
  • gli enzimi in essa contenuti (ad esempio la ptialina) consentono l’inizio della digestione degli alimenti
  • rappresenta una prima barriera contro gli organismi patogeni che arrivano dall’esterno; infatti contiene LISOZIMA e IgA
  • mantiene umide le mucose orali
  • solubilizza le molecole alimentari e le rende disponibili alle papille gustative.
Pubblicato da: Dr Pi | 9 maggio 2007

– LE GHIANDOLE SALIVARI

ghiandole-salivari.jpg

 Le GHIANDOLE SALIVARI sono deputate alla produzione e secrezione di un fluido che riveste estrema importanza: la saliva. A seconda delle loro dimensioni, possiamo distinguerle in ghiandole salivari minori e maggiori.

Le ghiandole salivari maggiori, sono voluminosi organi, connessi alla cavità orale attraverso condotti escretori piuttosto ampi.
Possiamo distinguerne 3, pari e simmetriche:

  • La parotide, è la ghiandola salivare più grossa ed è situata in uno spazio al davanti e al di sotto del padiglione auricolare. Il suo dotto escretore (dotto di Stenone) sbocca nella cavità orale a livello del II molare superiore.
  • La sottomandibolare, si trova subito al di sotto del corpo della mandibola e il suo dotto escretore (dotto di Wharton) sbocca a lato del frenulo linguale in prossimità della superficie linguale (interna) degli incisivi inferiori.
  • La sottolinguale, si trova subito al di sotto del pavimento orale, sotto la lingua; il suo dotto escretore (dotto di Bartolino) sbocca direttamente o nelle vicinanze dell dotto di Wharton.

Le ghiandole salivari minori, di piccola dimensione, sono diffuse in quasi tutto il cavo orale e si aprono in esso attraverso numerosi e piccoli condotti. Si trovano accolte nello spessore della mucosa della guancia (g.geniene), della superficie interne delle labbra (g.labiali), del palato (g.palatine) e della lingua (g.linguali). 

In corrispondenza dello sbocco delle ghiandole salivari maggiori (sulla superficie vestibolare dei molari superiori e sulla superficie linguale degli incisivi inferiori) vi è maggior tendenza alla deposizione di tartaro. Per tale motivo è bene prestare maggiore attenzione alla pulizia di queste aree.

Pubblicato da: Dr Pi | 7 maggio 2007

– L’ASCESSO PERIAPICALE

003.jpgL’ascesso periapicale o periodontite apicale acuta, è una patologia del cavo orale che si verifica come conseguenza di una necrosi (morte) del tessuto pulpare che si estende fino ai tessuti intorno all’apice del dente.
La carie rappresenta la causa principale, infatti il suo andamento cavitario, nella maggior parte dei casi, procede dalla superficie esterna del dente verso la polpa dentaria più profonda della radice, generando come esito finale la formazione di ascessi.
Altre cause alla base dello sviluppo della patologia, sono di natura chimica in seguito all’utilizzo scorretto di medicamenti e materiali nel corso di trattamenti endodontici.

La patologia è caratterizzate da dolore intenso a livello del dente interessato che viene amplificato dalla pressione esercitata dalla masticazione. Il dente stesso si presenta leggermente estruso (più “lungo”) a causa della pressione esercitata dal pus che si raccoglie all’apice, e ciò contribuisce ulteriormente ad aumentare la sensazione dolorifica.
L’ascesso non trattato precocemente fa si che il materiale infiammatorio eroda l’osso e si accumoli a livello gengivale, generando gonfiore, tumefazione e la  formazione di una fistola che sulla superficie esterna appare come un nodulo rosso-scuro denominato parulide.

Il trattamentio d’urgenza prevede la prescrizione di antibiotici e di antidolorifici valutando anche la necessità di incidere l’ascesso per consentirne il drenaggio. Dopo aver risolto il fenomeno acuto , si deve passare al trattamento delle cause che hanno generato la patologia e stilare un corrretto piano di trattamento.     

Pubblicato da: Dr Pi | 6 maggio 2007

– GLI INTARSI

conse_2.jpgGli intarsi sono piccole ricostruzioni in oro, resina composita o ceramica  impiegate per la sostituzione della parte di tessuto dentale andato perduto a causa di un processo carioso o traumatico, principalmente nei denti premolari e molari. Esso consente di proteggere la struttura dentale sana residua al fine di ristabilire l’estetica e la funzione masticatoria del dente.

Queste ricostruzioni rappresentano un’ importante alternativa alle normali otturazioni, laddove la quantità di tessuto dentale perduto risulta di notevole entità, ma che comunque non necessita di ricorrere alla protezione del dente con corone (capsule).
Nella fase di preparazione da parte dell’odontoiatra, il dente subisce vari passaggi durante i quali viene rimossa la parte danneggiata e viene “modellato” in modo tale da poter ricevere il manufatto. 
Successivamente l’intarsio verrà prepararto in laboratorio dagli odontotecnici, sulla base di un’impronta da cui si ottiene un modello in gesso e su cui si ultimerà la costruzione, con l’utilizzo del materiale più adatto a seconda delle esigenze estetiche e al carico masticatorio a cui il dente verrà sottoposto. La fase finale consiste nella cementazione dell’intarsio sul dente precedentemente preparato da parte dell’odontoiatra.

In conclusione rispetto ad un ‘otturazione molto estesa l’intarsio risulta essere più robusto, più duraturo e permette di raggiungere risultati estetici molto elevati.
I costi e il tempo necessario alla realizzazione risultano essere gli unici svantaggi rispetto ad un’ampia otturazione, ma ciò è minimo confrontato ai vantaggi finali per il paziente.

Pubblicato da: Dr Kappa | 4 maggio 2007

– TOSSICITA’ DELL’AMALGAMA DENTALE

amalg.jpgLa tossicità del mercurio contenuto nell’amalgama utilizzata in odontoiatria, è un argomento molto dibattuto e controverso.
Non ci sono tuttora dati certi.

In uno studio condotto nel Febbraio 2007 da 3 ricercatrici dell’Università di Sassari, è emerso che la tossicità del mercurio deriva principalmente dalle correnti galvaniche che si creano nel cavo orale. L’eliminazione di mercurio si arresta entro 2 settimane dall’avvenuta otturazione e, sempre entro quel termine, si ristabiliscono i valori di mercurio nelle urine (viene eliminato principalmente attraverso i reni)

Non sono stati documentati danni certi all’organismo dovuti alle otturazioni in amalgama e, dunque, il suo utilizzo non è vietato dall’OMS. La liberazione di mercurio nell’organismo in seguito a otturazioni è circa il 10% di quella che tutti noi assumiamo giornalmente con gli alimenti.

Nonostante la sempre crescente richiesta di materiali estetici limiti l’uso dell’amalgama, vi sono ancor oggi particolari indicazioni; inoltre non bisogna dimenticare che le otturazioni in composito non danno risultati predicibili e duraturi nel tempo paragonabili a quelli ottenibili con le otturazioni in amalgama.

Pubblicato da: Dr Kappa | 3 maggio 2007

– PERDITA DI UN IMPIANTO : CHE FARE?

implan2.jpgLe percentuali di sopravvivenza degli impianti sono molto elevate e si aggirano intorno al 97-98 % se si considerano sia mandibola sia mascellare superiore.
Nonostante ciò, vi è la possibilità che UN IMPIANTO NON SI OSTEOINTEGRI, cioè che il dispositivo in titanio non subisca quel processo per il quale nuovo osso si formi attorno alla sua superficie, oppure che venga perso il sostegno a causa di una peri-implantite.

In questi casi succede che l’impianto non aderisce all’osso e può venire semplicemente rimosso con forza quasi nulla.

COSA FARE SE UN IMPIANTO NON SI è OSTEOINTEGRATO?
Se vi è disponibilità di sufficiente superficie ossea si inserisce (anche contestualmente alla rimozione di quello vecchio se non ci sono segni di infiammazione) un impianto più lungo e/o più largo.
Se sono stati inseriti impianti multipli il clinico vi dirà se è possibile procedere alla sovrastruttura protesica anche senza la presenza di quel determinato impianto; ciò dipende, oltre che dal numero di impianti inseriti, anche dall’importanza strategica che aveva quel determinato impianto nell’economia della futura protesi.

Pubblicato da: Dr Kappa | 1 maggio 2007

– SPAZZOLINO DA DENTI IN TITANIO

tifinity.jpgTifinity è uno spazzolino da denti costruito completamente in titanio e promette una durata che arriva sino ai 5 anni, rimuovendo in maniera naturale i batteri e l’umidità dalle setole.
Il progetto di questo oggetto è stato curato dal Dr Dane Robinson, il quale afferma che le setole in titanio sono meno abrasive di quelle in nylon e permettono un terzo di pulizia in più di quelli elettrici standard.
Attualmente non è ancora in vendita e da aprile sarà possibile acquistarlo, in vari colori, ad un costo intorno ai 35-40 euro

Questo è ciò che dice l’inventore…
Noi non abbiamo ancora informazioni a riguardo, anche se l’idea sembrerebbe innovativa; sull’igienicità del dispositivo non c’è ombra di dubbio però mi piacerebbe valutare attentamente la durezza e la flessibilità delle setole.
Appena avremo informazioni obiettive sul prodotto provvederemo a pubblicarle.

Clicca qui per andare sulla home page del prodotto.

Pubblicato da: Dr Kappa | 30 aprile 2007

– COS’è LA PERI-IMPLANTITE?

La peri-implantite è un’infiammazione dei tessuti di supporto dell’impianto, la quale comporta necessariamente una riduzione del sostegno dello stesso.
Si differenzia dalla mucosite in quanto quest’ultima è l’infiammazione della “gengiva” che sta attorno all’impianto, mentre la peri-implantite coinvolge i tessuti duri (osso).

L’eziologia è varia; sicuramente non può essere un fenomeno da “rigetto” dell’impianto in quanto il titanio ha una biocompatibilità pressochè totale.
Una scarsa igiene orale invece è fra i fattori determinanti di peri-implantite.

Come si cura una peri-implantite?
Dipende sostanzialmente dal grado di compromissione dei tessuti che sostengono l’impianto. Se la situazione non è così grave da suggerire una rimozione del dispositivo in titanio, si procede con un piccolo intervento volto a decontaminare la superficie implantare e bonificare la lesione infiammatoria. Dopodichè si procede con la cura antibiotica locale e sistemica.

Il più delle volte si arriva ad avere una risoluzione della lesione infiammatoria ed una sopravvivenza dell’impianto.

Argomenti correlati: percentuale successo impianti l’implantologial’osteointegrazione

autoanamnesi1.jpg

Consideriamo veramente di straordinaria importanza il regolare controllo domiciliare del cavo orale in quanto, in questo modo, è possibile identificare precocemente lesioni potenzialmente pericolose.

Posizionandosi davanti ad uno specchio ben illuminato si apre la bocca e si esaminano attentamente guance, palato, gola e lingua.
Successivamente aiutandosi con un fazzoletto si prende la lingua e la si solleva per osservare il pavimento della bocca e “il sotto” della lingua.
Infine si spostano le labbra e si guarda la loro faccia interna.

Osservate se ci sono zone di mucosa di un colore diverso dal colore roseo (ad esempio estremamente arrossate o biancastre), oppure se ci sono vescicole o piccole ulcere. In tal caso contattate il vostro medico o il vostro odontoiatra, i quali sapranno rassicurarvi o, nel caso, darvi ulteriori spiegazioni e, se necessario, inviarvi da un patologo orale.
Questo è veramente di importanza straordinaria in quanto siete voi pazienti i primi medici di voi stessi e il vostro aiuto nell’individuare precocemente lesioni potenzialmente pericolose è fondamentale.

Pubblicato da: Dr Kappa | 27 aprile 2007

– LE PERCENTUALI DI SUCCESSO DEGLI IMPIANTI

pollice_su.gifLimplantologia è oggigiorno una disciplina altamente predicibile e con scarse complicanze intra e post-operatorie, se si agisce in maniera corretta.
Le percentuali di sopravvivenza degli impianti sono:

  • 95 % nel mascellare superiore
  • 99 % nella mandibola

Il continuo miglioramento delle tecniche implantari comporta comunque un continuo rialzo delle percentuali di successo implantare.

Pubblicato da: Dr Kappa | 26 aprile 2007

– IL CLICK ARTICOLARE

Per click articolare si definisce uno schiocco in apertura e/o in chiusura dovuto ad una perdita dei rapporti reciproci tra il condilo e il disco articolare dell’articolazione temporo-mandibolare.
Una grande fetta della popolazione accusa questo disturbo; se il click articolare non comporta sintomatologie dolorose può non venir trattato.
Se, al contrario, è un segno clinico di manifesta patologia articolare, è necessaria una visita gnatologica per individuare la natura del problema al fine di permetterne la cura.

La notizia arriva dagli USA ma è il frutto della ricerca di alcuni scienziati giapponesi.
Per poter ritrovare un sorriso smagliante non saranno più necessarie fastidiose dentiere o dolorosi impianti. Tra non molto potremo riavere i denti persi semplicemente… su ordinazione. E’ quanto emerge da uno studio presentato a New Orleans da un gruppo di ricercatori dell’Università delle Scienza di Tokyo, durante il 58 Congresso dell’Associazione Internazionale per le Ricerche Odontoiatriche.
Gli scienziati giapponesi, esperti in ingegneria dei tessuti, sono infatti riusciti a ricreare in laboratorio da cellule primitive i denti di alcuni maialini utilizzando la tecnica della coltura cellulare.

Il gruppo di studio ha prelevato a maialini di sei mesi alcune cellule della gemma dentaria, il piccolo germoglio da cui ha origine il dente. Le cellule sono state successivamente iniettate in una struttura di collagene e sono state trapiantate nella cavità addominale di alcune cavie.
Dopo quattro settimane gli scienziati hanno osservato che le cellule riuscivano a produrre tessuti simili a quello dello smalto. Ma non solo. Come riportato sulla rivista Nature Methods, dopo trenta settimane gli scienziati hanno osservato che le cellule avevano prodotto dei piccoli denti, costituiti da tutte le componenti cellulari di cui sono fatti i denti normali.

“Abbiamo osservato – spiega Takashi Tsuji dell’Università della Scienza di Tokyo – che la struttura era cresciuta e si era differenziata negli elementi che normalmente compongono i denti: smalto, dentina, polpa gengivale, legamenti parodontali, vasi sanguigni. Questi elementi erano disposti in maniera esatta, come in un dente naturale. In seguito sono stati trapiantati in cavie e questi denti sono cresciuti e si sono sviluppati in modo normale.”

Questa scoperta dei ricercatori giapponesi apre nuove frontiere per le future terapie di odontoiatria. Un adulto sopra i 50 anni ha perso in media dodici denti inclusi quelli del giudizio e le ricostruzioni di denti artificiali non danno ad oggi risultati pienamente soddisfacenti: gli impianti al titanio, ad esempio, possono causare il riassorbimento dell’osso e infiammazioni locali in caso di infezioni.
Il nuovo traguardo raggiunto dai ricercatori giapponesi permette di ipotizzare che entro pochi anni anche noi umani potremo avere denti nuovi creati in laboratorio, del tutto uguali per forma e grandezza a quelli naturali.

Paola Grossetti

da: La voce d’Italia

Pubblicato da: Dr Pi | 15 aprile 2007

– L’IPERSENSIBILITA’ DENTINALE

L’ipersensibilità dentinale si manifesta con la percezione di fastidio o dolore causato dagli stimoli del caldo, del freddo, del dolce, dell’acido, da uno spazzolamentdfdsf.jpge molto energico dei denti o dal contatto con oggetti metallici. Generalmente questi sintomi sono una conseguenza della scopertura dei colletti dei denti dovuti alla retrazione della gengiva.
Questo fenomento può essere causato da diversi fattori:

  • età;
  • accumolo di tartaro nelle tasche gengivali;
  • usura dello smalto dovuta ad uno spazzolamento scorretto o all’utilizzo di spazzolini duri o dentifrici troppo abrasivi;
  • PH molto acido della bocca.

La superficie del dente che affiora dal colletto scoperto, non è protetta e mineralizzata come la superficie normalmente esposta e coperta dallo smalto, per questo è molto più sensibile agli stimoli esterni.
Quando si riscontrano sintomi di ipersensibilità, è consigliabile consultare il dentista il quale potrà svolgere diverse procedure a seconda della gravità e del grado di retrazione gengivale.
Tuttavia l’utilizzo quotidiano di dentrifici contenenti fluoro e appositamente studiati per il problema della sensibilità dentale, può essere un valido aiuto nel prevenire l’insorgenza o un efficace strumento per combattere i sintomi.

Pubblicato da: Dr Kappa | 12 aprile 2007

– COS’E’ L’APICECTOMIA?

L’apicectomia è una pratica chirurgica volta all’eliminazione della parte terminale della radice di un dente e all’otturazione della parte rimanente.

Viene attuata principalmente per 2 motivi:

  • persistenza di infiammazione periapicale refrattaria al ritrattamento nonostante una terapia canalare apparentemente adeguata
  • impossobilità di eseguire un ritrattamento del canale (perni che non possono essere rimossi, elevata probabilità di fratturare la radice)
  • presenza di elementi protesici fissi (corone e ponti) di recente inserzione che verrebbero altrimenti “bucati” per eseguire il normale ritrattamento dei canali

L’obiettivo di questa terapia è l’eliminazione chirurgica del granuloma e l’asportazione dell’apice radicolare, zona ricca di canali secondari che spesso non si riesce ad otturare e co-responsabili della permanenza di stati infiammatori.

Pubblicato da: Dr Pi | 10 aprile 2007

– SIGILLATURE DI SOLCHI E FESSURE NEI MOLARI

I molari sono soggetti più frequentemente alla formazione della carie rispetto agli altri denti. Ciò è dovuto al fatto che la superficie masticatoria o faccia occlusale del dente, presenta solchi e fessure dove è più facile il ristagno della placca dentaria nonostante l’utilizzando di corrette manovre di igiene orale.
I primi molari (dente dei 6 anni) e i secondi molari (dente dei 12 anni) presentano il più alto rischio di sviluppare carie  in quanto spesso viene ignorata la loro eruzione non presentando la sostituzione con un corrispettivo dente deciduo. Per tale motivo, per la posizione arretrata nel cavo orale e per l’elevato consumo di zuccheri nell’età infantile, molto spesso, 016.gifviene trascurata una corretta igiene orale che porta alla formazione di processi cariosi, a volte irreversibili, che comportano la devitalizzazione precoce dei denti.
Per evitare questi spiacevoli inconvenienti, alla comparsa dei primi e secondi molari permanenti, è consigliabile eseguire le sigillature di solchi e fessure di questi denti per prevenire lo sviluppo precoce della patologia cariosa.
Le sigillature consistono nell’applicazione di una resina fluida che viene fatta scorrere all’interno dei solchi e fessure, trattati precedentemente con un acido per renderli porosi e favorire la ritenzione della resina, che viene poi “indurita” con lampade alogene. Questa manovra è indolore, poco costosa e mira alla formazione di una barriera meccanica sui solchi e le fessure del dente in modo da evitare il ristagno di cibo e di placca prevenendo i processi cariosi.  Le sigillature durano diversi anni e vanno ripetute quando la resina va incontro ad usura.

Pubblicato da: Dr Kappa | 9 aprile 2007

– LE FACCETTE IN CERAMICA

Le faccette in ceramica sono dispositivi protesici estetici che si prefiggono lo scopo di ricoprire la faccia vestibolare (cioè quella esterna, quella che si espone quando sorridiamo) dei denti.faccgetteihjk.jpg
Sono indicate in caso di:

  • discolorazioni e pigmentazioni interne
  • correzione di leggeri malposizionamenti (piccolo diastema, leggere rotazioni, ecc)
  • correzione di malformazioni dentali (incisivi laterali conoidi, ecc)
  • amelogenesi imperfetta
  • per pura insoddisfazione estetica

Constano di sottili (da 0,3 a 0,5 mm) dispositivi in ceramica altamente estetica che, previa una piccola rimozione di tessuto dentale sano, vengono “incollati” con cementi altamente performanti, alla superficie esterna dei denti in questione.

Pubblicato da: Dr Pi | 7 aprile 2007

– L’ERUZIONE DEI DENTI PERMANENTI

permden2.jpgI denti permanenti come spiegato precedentemente sono in numero di 32.
La loro comparsa, avviene dopo il progressivo riassorbimento delle radici dei denti decidui che perdono così il loro supporto strutturale andando incontro a “dondolamento” e caduta spontanea e lasciando il posto al corrispettivo dente permanente. Quest’ultimo ,al contrario, inizia il graduale processo di formazione della radice che “spinge” il dente fino alla sua posizione definitiva.
E’ importante sottolineare che non tutta la dentizione permanente va a sostituire il sovrastante dente da latte:

  • centrale deciduo con centrale permanente
  • laterale deciduo con laterale permanente
  • canino deciduo con canino peramanente
  • 1° molare deciduo con 1° premolare permanente
  • 2° molare deciduo con 2° premolare permanente
  • il 1°-2° e 3° molare non sostituiscono nessun dente deciduo. Come varrà spiegato di seguito, questo dato è importante per eseguire un corretto piano di prevenzione alla carie durante la dentizione mista.

Come nella dentizine decidua l’eruzione dei denti permanaenti può essere condizionata da molteplici fattori individuali ma, grazie a studi statistici, possiamo stilare degli intervalli di eruzione attendibili:

  1. 6 anni: vengono sostituiti gli incisivi centrali inferiori e erompono i primi molari permanenti (il primo molare è detto “dente dei 6 anni”).  Questa fase è caratterizzata dalla presenza contemporanea di denti decidui e permanenti e viene definita “DENTIZIONE MISTA”. E’ fondamentale in questa fase saper riconoscere la comparsa dei primi molari, i quali non hanno un corrispondente dente da latte e erompono subito dietro i secondi molaretti. Per questa particolarità e per la posizione molto arrettrata nel cavo orale, molto spesso, la loro eruzione passa inosservata e in molto casi questo dente viene trascurato dal punto di vista igienico andando inesorabilmentee incontro a processi cariosi.
    Per tutti questi motivi, è importante da parte dei genitori e dell’odontoiatra, tenere sempre sotto contollo l’eruzione dei primi molari durante il periodo dei sei anni del bambino e prevenire la formazione della carie istruendolo alle corrette manovre di igiene orale e proteggendo ulterioremente il “nuovo” dente con delle sigillature.
  2. 7-8 anni: vengono sostituiti  gli incisivi laterali inferiori e successivamente gli incisivi centrali e laterali superiori.
  3. 10 anni: erompono il 1° e il 2° premolare andando a sostituire i molaretti da latte.
  4. 12 anni: erompono i secondi molari (il 2° molare è detto “dente dei 12 anni”)
  5. 13 anni: vengono sostituiti i canini.
  6. 18-22 anni: erompono i terzi molari o denti del giudizio
Pubblicato da: Dr Kappa | 5 aprile 2007

– LA PROTESI DENTARIA

La protesi dentaria è quella vasta disciplina odontoiatrica che si avvale di dispositivi artificiali per la sostituzione di uno o più elementi dentari, al fine di cercare di ristabilire la funzione masticatoria, estetica, fonatoria e di sostegno.

Possiamo dividere la protesi in due grandi categorie:

  • la protesi fissa: tutti quei dispositivi che, una volta inseriti, non sono rimovibili dal paziente (corone, ponti, faccette, intarsi)
  • la protesi rimovibile (o mobile): tutti quei dispositivi che possono essere estratti dai pazienti ogni qualvolta lo desiderino, ad esempio per la pulizia dopo un pasto (protesi totale o dentiera, scheletrata, conometrica e telescopica, con attacchi, overdenture).

In ampia crescita risulta lo sviluppo della protesi implantosupportata, o implantoprotesi, che prevede dispositivi sia fissi che rimovibili.

Pubblicato da: Dr Pi | 3 aprile 2007

– L’ERUZIONE DEI DENTI DECIDUI O DA LATTE

permden1.jpgI denti decidui come spiegato precedente sono in numero di 20 e hanno la particolarità di erompere intervallati di circa 6 mesi in 6 mesi.
L’eruzione dei denti da latte comprende molteplici variabili individuali, nonostante questo, possiamo dividere in intervalli attendibili e statisticamente provati la loro comparsa:

  1. 6-10 mesi: erompono gli incisivi centrali prima gli inferiori e successivamente i superiori. Essi sono i primi denti a comparire all’interno del cavo orale del bambino. Una particolarità sta nel fatto che alcuni neonati nascono con già un incisvo erotto, il cosidetto “dente di napoleone”, naturalmente il dente non viene estratto e rimane in sede, l’unico problema riguarda l’allattamento in quanto la suzione risulterà molto dolorosa per la madre e si passerà, quindi, all’alimentazione artificiale.
  2. 11-12 mesi: erompono gli incisivi laterali, prima i superiori e poi gli inferiori, al contrario degli incisivi centrali.
    A questo punto, possiamo concludere, che un banbino dell’età di 1 anno presentarà all’interno della bocca tutti e 8 gli incisivi centrali e laterali. 
  3. 18 mesi: erompono i primi molaretti, indifferentemente inferiori o superiori come i successivi denti.
  4. 20 mesi: erompono i canini
  5. 24 mesi: erompono i secondi molaretti

In conclusione all’età di due anni il bambino presenterà la dentizione decidua completa (20 denti). Questi dati sono indicativi e differenze di 1 o 3 mesi dall’elenco sopra riportato  non deve preoccupare eccessivamente in quanto l’eruzione può essere soggetta a molteplici fattori individuali. Oltre a questo dato, non deve allarmare il fatto che ci sia un intervallo di tempo tra l’eruzione del superiore rispetto all’omologo inferiore o viceversa, perchè questo riscontro può essere del tutto normale. Deve invece destare attenzione se vi è un elevato intervallo (più di sei mesi) tra la comparsa di due denti controlaterali cioè una distanza di tempo tra l’eruzione del dente di destra e l’omonimo dente di sinistra o viceversa, in questo caso ci possono essere problemi di eruzione ed è consigliabile una visita odontoiatrica. 
I denti da latte si presentano spesso “spaziati” l’uno dall’altro e queste aperture vengono definite “diastemi dei primati” (o diastema della scimmia), i distemi sono molto importanti in quanto lasceranno gli opportuni spazi per l’eruzione dei denti permanenti i quali presentano dimensioni più elevate. Per questo motivo una dentatura con queste caratteristiche risulterà favorevole dal punto di vista funzionale anche se l’estetica può essere carente, invece una dentatura esteticamente più accettabile ma priva di diastemi potrà evolvere successivamente in problemi di sovraffolamento dentale con la necessità di ricorrere all’ortodonzia per la sua risoluzione.

Pubblicato da: Dr Pi | 3 aprile 2007

– I DENTI PERMANENTI

dentatura.jpgLa dentizione permanente è costituita da 32 denti, 16 per il mascellare e 16 per la mandibola.
Ogni emiarcata dentaria è costituita da:

  • incisivo centrale

  • incisivo laterale

  • canino

  • 1° premolare

  • 2° premolare

  • 1° molare

  • 2° molare

  • 3° molare o dente del giudizio

I denti come descritto sull’anatomia del dente fanno parte dell’apparato digerente e a seconda della loro conformazione hanno diverse funzioni:

  • gli incisivi incidono e tagliano il cibo, per questo li possiamo paragonare ad un lama;

  • i canini lacerano e strappano il cibo, per tale motivo possiamo associarli ad una lancia;

  • i premolari e i molari triturano e schiacciano il cibo, alla pari di un trita carne.

Ciò rende rende sempre più piccolo e compatto il bolo alimentare, favorendo il passaggio nel tubo digerente e, con la saliva, l’inizio della digestione.   

Pubblicato da: Dr Pi | 3 aprile 2007

– I DENTI DECIDUI O DA LATTE

 leite.jpgdecid2.jpgLa dentizione decidua o da latte è costituita da 20 denti, 10 per il mascellare e 10 per la mandibola. Il termine “da latte” è semplicemente dovuto al fatto che questi denti si presentano di una colore bianco “intenso” simile al colore del latte che si differenzia dal bianco “spento” dei denti permanenti.  
Ogni emiarcata dentaria è costituita da:
 

  •  incisivo centrale (A,J)
  •  incisivo laterale (B,I)
  •  canino (C,H)
  • 1° molaretto o molare (D,G)
  • 2° molaretto o molare (E,F)

E’ da notere come in questa dentizione, rispetto alla permanente, mancano i premolari e i terzi molari o denti del giudizio.

Pubblicato da: Dr Kappa | 2 aprile 2007

– QUANDO UN DENTE VA DEVITALIZZATO?

Ci sono diversi motivi per cui un dente deve essere sottoposto a devitalizzazione. Primo fra tutti uno stato infiammatorio irreversibile della polpa dentaria (pulpite), che provoca dolore fino a quando quest’ultima va in necrosi. Il tessuto necrotico va asportato, in quanto fonte di infezione per l’organismo.
Altro motivo per cui si può esser costretti a devitalizzare un dente è una carie molto profonda, che arriva ad interessare il tessuto pulpare.
Anche la protesi fissa (corone o capsule) può richiedere la devitalizzazione degli elementi dentari (soprattutto in denti molto estrusi, cioè “più o meno fuoriusciti in direzione verticale dalla loro sede”)se il clinico ritiene che ci siano alte probabilità che la polpa dentaria vada in necrosi.

I motivi per cui si deve devitalizzare un dente sono molteplici; come indicazione generale, tutte quelle volte in cui la rimozione di tessuto dentale comporta un pericoloso avvicinamento alla polpa e, magari, una sua esposizione, è consigliato eseguire la terapia canalare.

Pubblicato da: Dr Pi | 1 aprile 2007

– STOMATITE AFTOSA RICORRENTE

afta.jpgLa stomatite aftosa ricorrente (SAR) comunemente definita “afta”, è una patologie su base autoimmunitaria in cui, per cause ancora sconosciute, alcune cellule della mucosa orale, vengono riconosciute dannose dal nostro organismo il quale attiva una risposta da parte del sistema immunitario che mira alla distruzione cellulare producendo le tipiche lesioni aftose. La SAR è la malattia ulcerativa più frequente del cavo orale con una prevalenza che varia dal 2 al 200px-aphthe_unterlippe.jpg65% della popolazione generale. Diversi studi hanno dimostrato che la categoria studentesca, risulta essere più predisposta all’insorgenza della patologia con una percentuale che si aggira tra il 55 e il 65%.
Un errore comune è confondere le lesioni aftose con l’herpes labiale ricorrente; è importante, quindi, avere ben presente la conformazione e la localizzazione delle due patologie in modo da non commettere errori sulla terapia influenzando negativamente sui loro tempi di guarigione.
Le afte sono delle lesioni con andamento circolare caratterizzate da una zona centrale di ulcerazione ricoperta da una membrana fibrino-purulenta di colore giallastro che viene circondata da un bordo di colore rosso vivo (orletto eritematoso). Oltre alla conformazione la differenza con le lesione erpetiche è nella loro localizazzione, infatti, la SAR si presenta a livello della parte interna delle mucose del labbro e della guancia, nella zona inferiore della lingua (ventre) e sulla mucosa del palato molle profondamente al cavo orale. Una modalità più semplice per differenziare le due patologie consiste nel fatto che la SAR si localizza nelle zone di mucosa esclusivamente intraorale e di colore rosso vivo,  mentre l’herpes labiale ricorrente a livello delle zone di mucosa intra ed extra orale di colore roseo.
Le cause che sono alla base dell’insorgenza della SAR sono ancora sconosciute ma diversi autori hanno ipotizzato un possibile ruolo di moltiplici fattori quali lo stress, traumi e alcuni microrganismi virali e batterici. Nonostante queste numerose ipotesi, c’è da sottilineare che non sono mai state raggiunte delle conclusioni definitive sulle reali cause che portano all’insorgenza della patologia, si è però riscontrato che lo stress e l’infezione ad opera dei microrganismi, porta ad un certo grado di immunodepressione (calo delle difese immunitarie) che si presuppone essere alla base dello sviluppo delle lesioni.
Il trattamento della SAR varia a seconda della gravità e dell’estensione delle lesioni. Le afte minori (diametro inferiore a 1cm) e di breve durata, in genere, non necessitano di alcun trattamento. Nel caso invece di afte minori o maggiori (diametro superiore a 1cm) multiple e persistenti sono utili farmaci per uso topico (che si applicano localmente alla lesione).
I farmaci utilizzati sono:

  • clorexidina in sciacqui: è il farmaco di prima scelta specie nelle afte minori;
  • corticosteroidei topici come flucinonide gel o il desametasone in soluzione viscosa (0,5 mg/5ml): utili nel caso di afte multiple e di grandi dimensioni.
Pubblicato da: Dr Kappa | 1 aprile 2007

– COSA VUOL DIRE ANCHILOSI ?

periodontal-ligament.gifL’anchilosi è l’impossibilità del dente a compiere dei micromovimenti all’interno del proprio alveolo, a causa della perdita dell’elemento che fa da articolazione tra osso e radice: il legamento parodontale.
La perdita “dell’articolazione” propria del dente non consente allo stesso di assorbire fisiologicamente i carichi masticatori. Questi servono da stimolo per la crescita delle basi ossee e, una loro cessazione in un soggetto in fase di crescita, potrebbe comportare una diminuzione della spinta accrescitiva. E’ quello che succede in elementi reimpiantati tardivamente.
Bisogna poi ricordare che il diretto contatto tra osso e radice provoca un lento ma graduale riassorbimento della stessa.

In implantologia si ottiene una situazione di anchilosi tra superficie in titanio dell’impianto e osso. In questo caso però l’anchilosi è inevitabile (il legamento parodontale è una struttura propria solo del dente) e, anzi, è lo scopo finale dell’inserimento corretto di un impianto.

Pubblicato da: Dr Kappa | 31 marzo 2007

– IL REIMPIANTO

scansione0001.jpgPer reimpianto si intende il re-inserimento di un dente avulso (solitamente a causa di un trauma) nell’alveolo.
In seguito al reimpianto possiamo trovarci di fronte a due situazioni:

  • se il dente viene reinserito immediatamente o a distanza di poche ore, si potrebbe riottenere una fisiologica guarigione con rigenerazione dell’apparato di attacco del dente stesso (legamento parodontale). A volte ricompare anche la vitalità.
  • se la radice viene completamente detersa o intercorre troppo tempo tra la perdita e il reimpianto, il dente guarisce attraverso un’anchilosi, cioè senza l’interposizione del legamento parodontale tra osso e radice.

Se qualcuno perde per motivi traumatici un elemento dentario la cosa migliore da fare è conservarlo in un bicchierino con del latte o della fisiologica senza pulirlo dai residui e rivolgersi poi al proprio dentista di fiducia.
Bisogna porre molta attenzione al reimpianto in quanto, nel caso di soggetti in fase di crescita, un’eventuale anchilosi porterebbe alla drastica riduzione della crescita del’arcata in quella zona; il legamento parodontale infatti agisce come centro attivo di crescita ossea in risposta agli stimoli esterni ed una sua mancanza comporta il blocco degli stessi in quella zona.
Inoltre l’anchilosi determina un progressivo riassorbimento della radice dentaria.

Concludendo:
In soggetti a fine crescita anche il reimpianto tardivo può essere preso in considerazione (magari previa devitalizzazione).
In soggetti in fase di crescita (rappresentano la maggioranza dei casi) il reimpianto è attuabile ponendo però particolare attenzione in quanto, un’eventuale anchilosi porterebbe ad una riduzione della crescita della zona interessata.
E’ molto importante dunque eseguire controlli periodici al fine di valutare l’eventuale anchilosi dell’elemento dentario.

Pubblicato da: Dr Kappa | 27 marzo 2007

– IL BRUXISMO

digrignare.jpgIl bruxismo è il patologico serramento e digrignamento dei denti che porta ad una abrasione, a volte molto severa, degli stessi. L’atto di bruxare si verifica spesso come atto non volontario ed è frequente nel sonno.
E’ imputabile ad una lunga serie di fattori causali, ma, comunque, si può affermare che particolari situazioni di stress giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo della parafunzione.

Bisogna però prestare molta attenzione in quanto, a volte, è proprio il nostro corpo che mette in atto questo meccanismo al fine di eliminare un precontatto che reputa fastidioso nell’economia della masticazione.
Per spiegarmi meglio, posso dire che le grandi capacità adattative che ha il nostro organismo (e in modo particolare il cavo orale) fanno in modo che questo metta in atto dei meccanismi particolari di eliminazione del disturbo, al fine di ritornare in una situazione di equilibrio. Ne consegue che un precontatto (ad esempio un dente che “tocca prima” degli altri) viene recepito come ostacolo dal nostro organismo e inconsciamente cerca di eliminarlo per abrasione, attraverso l’atto di bruxare.

Tutto ciò condiziona anche la terapia; infatti potete tutti capire bene come in questo caso sia sbagliato, per un semplice motivo estetico, andare a ricostruire protesicamente degli elementi abrasi, in quanto ricreeremmo quel contatto fastidioso che il nostro organismo cerca faticosamente di eliminare.
E’ invece consigliato assicurarsi che il professionista a cui siamo di fronte abbia buone conoscenze nel campo della gnatologia. Delle terapie riabilitative preprotesiche, per cercare di individuare la causa della malattia, sono consigliate. Un bite può essere una buona soluzione al problema, anche se non ne comporta la risoluzione.

Di fondamentale importanza risulta essere il rispetto di una fisiologica dimensione verticale individuale, cioè dello spazio tra l’arcata superiore e inferiore.

Pubblicato da: Dr Pi | 26 marzo 2007

– IL TARTARO

tartaro1.jpg

Il tartaro è un deposito duro e mineralizzato che si accumula sulle superfici dentali. Esso è derivato dalla calcificazione della placca batterica non rimossa con le comuni tecniche di igiene orale.
In relazione alla posizione rispetto al margine gengivale possiamo distinguere:tartaro.gif

  • il tartaro sopragengivale: si trova superiormente al margine gengivale ed è costituito da una massa di durezza moderata con un colore che può variare dal biancastro, al giallo scuro fino al marrone a seconda dell’alimentazione e soprattutto all’eventuale uso di tabacco di ogni singolo individuo.
    I depositi maggiori si trovano con più facilità in corrispondenza degli sbocchi delle ghiandole salivari, presenti in prossimità della superficie vestibolare dei molari superiori e della superficie linguale degli incisivi inferiori.
    La sua rimozione è esclusivamente meccanica con la comune tecnica di ablazione del tartaro.tasca_parodontale.jpg
  • il tartaro sottogengivale: si trova inferiormente al margine gengivale a livello delle tasche parodontali, che sono delle alterazioni del normale solco gengivale, cioè di quel piccolo spazio esistente tra denti e gengive a livello del colletto dentale. Non è visibile a occhio nudo e la sua individuazione avviene con l’utilizzo di particolari strumenti (sonde parodontali) o con l’ausilio di radiografie dentali, se la massa assume notevoli dimensioni. Si presenta di colore marrone o nero, di consistenza petrea, fortemente adeso alla superficie dentale; Si rimuove con tecniche di levigatura radicolare, avvalendosi dell’utilizzo di particolari strumenti manuali (curettes).
Pubblicato da: Dr Kappa | 23 marzo 2007

– COSA VUOL DIRE DEVITALIZZARE UN DENTE ?

devita.jpgCome dice la parola stessa, devitalizzare un dente significa togliere la sostanza che lo rende vitale: la polpa dentaria. Come descritto dal dr Pi nel post sull’anatomia del dente, la polpa è un tessuto in cui sono contenuti i vasi sanguigni e linfatici dentali e il nervo dentale.
Asportando (attraverso diverse metodiche) questo tessuto, si rende il dente un involucro insensibile agli stimoli termici e dolorifici. Ciò rende possibile la permanenza nel cavo orale di elementi dentari altrimenti irrimediabilmente compromessi.

Un dente devitalizzato è insensibile a stimoli termici, ma è ancora sensibile alle forze pressorie in quanto queste informazioni arrivano al nostro cervello attraverso recettori posizionati nel legamento parodontale, non dalla polpa dentaria.

Pubblicato da: Dr Pi | 21 marzo 2007

– COS’E’ L’OSTEOINTEGRAZIONE?

sdsdsa.jpgPer osteointegrazione si intende il collegamento strutturale e funzionale, tra l’osso (mandibolare e/o mascellare) e l’impianto in titanio che in esso è stato inserito.
Il posizionamento endo-esseo di un impianto, come in un trauma o in una frattura, innesca un processo di guarigione volto a ridare all’osso la sua forma originaria mediante un processo di riparazione e rimodellamento che porta ad un intima adesione tra la neoformazione ossea e l’interfaccia implantare.

Pubblicato da: Dr Kappa | 20 marzo 2007

– LO SCOVOLINO

scovolinoLo scovolino è uno strumento costituito da un manico in materiale plastico e da puntali monouso intercambiabili di varie forme e dimensioni, utilizzati comunemente per la pulizia degli spazi interdentali di rilevanti dimensioni. Praticamente è uno spazzolino da denti con testina molto più sottile e inclinata, che permette di raggiungere zone difficilmente raggiungibili.
Risulta infatti indispensabile per ottenere una soddisfacente pulizia di spazi interdentali fra due o più impianti adiacenti, fra due corone protesiche non separate e nei casi in cui vi è uno spazio interdentale particolarmente ampio.

Risulta invece controindicato per la pulizia degli spazi interdentali di modeste dimensioni, soprattutto nei settori anteriori in quanto il suo utilizzo potrebbe traumatizzare la gengiva sottostante e creare delle recessioni che esiterebbero nella comparsa di antiestetici “spazi neri” tra i denti. In questi casi è preferibile utilizzare il filo interdentale o, se c’è un ponte protesico, si utilizza il super floss.

Pubblicato da: Dr Pi | 19 marzo 2007

– COLLUTORI

clorexidina.jpgparoex_thumb_it.jpgSono preparati efficaci, con pochi effetti collaterali, che hanno la capacità di diminuire la presenza di batteri all’interno del nostro cavo orale, prevenendo la formazione della placca.
Essi sono molto utili quando la malattia parodontale è così avanzata da rendere difficoltosa l’attuazione di una corretta igiene orale; questo perchè contengono sostanze antisettiche che rallentano il progredire della patologia.
C’è da sottilineare che alcuni prodotti a seguito delle numerose e variegate specie batteriche che coesistono all’interno del cavo orale, rischiano di diventare parzialmente inattivi, la loro azione quindi deve essere dosata in base ai benefici che il prodotto provoca al paziente.
Esistono diversi tipi di colluttori in commercio e sono:

  • collutori contenenti clorexidina sono potenti disinfettanti, non tossici, a effetto batteriostatico su batteri Gram-positivi e Gram-negativi.
    Essi sono consigliati prima e dopo gli interventi operatori perchè riducono la placca batterica, disinfettano il campo operatorio e le ferite chirurgiche, inoltre facilitano la cicatrizzazione dei tessuti.
    Tuttavia un loro prolungato utilizzo, comporta alcune effetti collaterali quali: la colorazione dei denti e dei restauri protesici, la colorazione della lingua, l’alterazione del gusto, la desquamazione e la secchezza della bocca.

  • collutori a base di fluoro i quali possono essere adoperati da qualsiasi persona in tutta tranquillità.
    Il fluoro infatti esplica azione protettiva nei confronti dello smalto dentale e il sapore che lasciano in bocca è generalmente duraturo e gradevole

  • colluttori a leggera azione disinfettante da usare prima dello spazzolamento, per abbassare la carica microbica.

Non bisogna comunque dimenticare che il nostro miglior collutorio naturale rimane la saliva.

Pubblicato da: Dr Kappa | 17 marzo 2007

– COS’ E’ L’ENDODONZIA?

fasci-vascolonervosi-mandibola.JPG

L’endodonzia è quella pratica facente parte della disciplina odontoiatrica, che si occupa dello studio dell’endodonto, cioè il tessuto vitale contenuto all’interno di un dente.

L’endodonzia si prefigge la perfetta riuscita delle terapie canalari (devitalizzazioni) dei vari elementi dentari e della chirurgia endodontica, esplicabile con l’apicectomia.

Pubblicato da: Dr Kappa | 15 marzo 2007

– LO SPLINTAGGIO

splintaggio.jpg

Per splintaggio si intende l’unione meccanica di diversi elementi, solitamente realizzata con l’ausilio di un filo metallico e di resina compisita, al fine di raggiungere una maggiore solidità in caso di mobilità dentale di uno o più denti.
Questo presidio è molto usato in parodontologia dove, soprattutto dopo l’esecuzione di alcune pratiche chirurgiche, l’aumentata mobilità di un elemento dentale ne richiede l’utilizzo.
E’ molto diffuso e solitamente, se ben realizzato, non crea problemi estetici in quanto posizionato sulla superficie interna (linguale o palatale) dei denti.
Persone che portano uno splintaggio devono porre maggiore attenzione nelle manovre di igiene, in quanto costituisce una potenziale zona di accumulo di placca e poichè l’unione tra i vari denti adiacenti rende inutilizzabile il normale filo interdentale, rendendo così necessario l’utilizzo del superfloss.

Pubblicato da: Dr Kappa | 14 marzo 2007

– IL SUPERFLOSS

Il superfloss è un filo interdentale singolo, di lunghezza variabile, con una punta più rigida che ne permette l’uso attraverso l’inserimento dello stesso senza la necessità di farlo passare “dall’alto”. Praticamente lo si infila nello spazio interdentale come si infila un filo nella cruna di un ago e poi lo si utilizza come un normalecur_df844.jpg filo interdentale.

Risulta indispensabile per la pulizia degli spazi interdentali dove, a causa di uno splintaggio o di una protesi fissa tipo ponte, non si possa utilizzare il normale filo interdentale. E’ particolarmente indicato nelle zone anteriori dove, utilizzando lo scovolino, si potrebbe incorrere nel rischio di traumatizzare la gengiva ed ottenere delle recessioni gengivali, con l’inevitabile creazione di antiestetici spazi neri.

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